giovedì 30 aprile 2009
martedì 28 aprile 2009
Giù le mani dal Gran Coda!

Grandi pianisti classici gay
I gender studies (studi di genere) degli anni 90 hanno guastato i sonni tranquilli di tutta quella “intellighenzia” benpensante che vedeva nei vari Haendel e Schubert dei genii di sublime spiritualità quasi privi di un corpo, ovviamente per il fatto che il loro corpo era invece animato da un gayo desiderio. “Illazioni, pure illazioni” – dicevano i veri accademici. Invece di spulciare faticosamente le lettere di Beethoven alla ricerca di improbabili morbose attenzioni riservate al nipote Karl, abbiamo deciso più pacatamente (e seriamente) di rovinare un po’ i sonni di coloro per i quali la musica è soggetta a un ordine eter(n)o, mettendoci a stilare un bel catalogo gayamente dongiovannesco di individui che si sono guadagnati la fama mettendo le mani su un Gran Coda!
Per lo sconforto di tutte le fanciulle di buona famiglia che hanno versato romantici sospiri massacrando i Notturni e Valzer di Chopin, bisogna partire proprio dal buon polacco, il “principe del pianoforte”. Ecco cosa Chopin scriveva all’amico Tytus: “Non abbracciarmi, non mi sono ancora lavato! Anche se fossi impregnato di profumi bizantini, mi abbracceresti solo se costretto col magnetismo…Esistono però le forze di natura: stanotte sognerai che ti abbraccio. Devo vendicarmi del terribile sogno a cui mi hai indotto l’altra notte!”. Camille Saint-Saëns, invece, abbandonata la moglie, si sentì così in colpa da dedicarsi amorevolmente ai ragazzi canari (un antesignano del turismo gay a Gran Canaria!) e algerini. Fra la fine dell’800 e il primo ‘900, impossibile non citare anche Ricardo Viñes (il virtuoso prediletto da Ravel), George Gershwin, Francis Poulenc, Benjamin Britten.
E ora passiamo ai pianisti che hanno fatto la storia dell’interpretazione nel XX secolo. Sviatoslav Richter e Vladimir Horowitz, i due maggiori virtuosi russi del 900, furono entrambi gay, benché sposati ( come non esserlo sotto il controllo sovietico?): entrambi ovviamente tormentati e a tratti depressi per non poter vivere serenamente la loro identità, anche se il secondo non si faceva scrupolo nell’andare in giro con un biondone tedesco (Horowitz diceva anche: “Esistono tre tipi di pianisti: omosessuali, ebrei e cattivi pianisti”: va da sé che lui era sia omosex che ebreo). Ma evidentemente nella repressione il “vizio” impazzava, se è vero che altri tre mostri sacri della tastiera più vicini a noi come Youri Egorov, Shura Cherkasski e Mikhail Pletnev condividevano con i loro predecessori dei gusti non così inusuali. Ma questi pianisti froci, come suonavano e come suonano? In modo sdolcinato ed effeminato? Tutt’altro. La costante è un virtuosismo di tipo trascendentale, in certi casi ai limiti dell’umano, unito a una grande intensità espressiva. E così, fra i virtuosi dalle dita agilissime, spuntano il bulgaro Alexis Weissenberg (uno dei pupilli -chissà perché - di Karajan, accanto ad Eschenbach), l’eccentrico e provocatorio Ivo Pogorelich, il francese Jean Yves Thibaudet – con i suoi capelli tinti di biondo e gli abiti firmati da Viviene Westwood -, lo spagnolo Rafael Orozco, il cubano Jorge Bolet, l’inglese cattolicissimo con partner fisso Stephen Hough.
Ovviamente molti dei pianisti di vecchia generazione vennero allo scoperto solo a fine carriera, o addirittura non lo fecero mai a causa dell’ostilità dell’ establishement classico – dura a morire: e allora il pianoforte diveniva il mezzo per dire ciò che non potevano dire ad alta voce (ma che praticavano, eccome...). L’alternanza di sensibilità androgina e virile dominio della tastiera divenne il marchio di pianisti popolari come l’americano Van Cliburn, ai concerti del quale per ironia della sorte fiumi di ragazzine in estasi scendevano idolatranti fin sotto il palco. In certi casi (Horowitz, Thibaudet) emergeva quel gusto del kitsch di cui i “veri pianisti maschi” – non sempre dalle dita d’acciaio in verità - si facevano beffe scandalizzati! A proposito di Thibaudet: in un’intervista il biondino disse furbamente che “il pianoforte è donna. Suonare è come fare l’amore con una donna, devi tenerla un po’ a distanza” (e infatti è quello che lui fa, mantenere la distanza!). E cosa vogliamo dire di quei pianisti non gay ma tanto tanto dandy? L’intoccabile Michelangeli, con il suo anellazzo al mignolo; l’elegantissimo e ipersensibile Claudio Arrau. O di quelli come Glenn Gould, con il suo ascetismo asessuato (?) e le sue affinità elettive con Richter, Karajan nonché con un massaggiatore personale che lo scortava in tournée? Ma di questi, vietato parlare. “Dio non voglia”. “Giù le mani!”. Il resto, però, è Storia.
Luca Ciammarughi
domenica 26 aprile 2009
Gli amici della domenica

Per augurarvi una buona domenica, oggi Milkblog ha deciso di presentarvi i suoi amici.
Si tratta ovviamente di blog che riteniamo, come tematica stile e argomenti, vicini a noi.
Eccoli qui. Se volete unirvi ai nostri amici, scriveteci e così inizieremo a conoscerci.
http://iraqilgbtuk.blogspot.com/
http://elfobruno.ilcannocchiale.it/
http://liberocanto.blogspot.com/
http://www.queer.vareseblog.it/
http://anellidifumo.ilcannocchiale.it/
http://www.queerblog.it/
venerdì 24 aprile 2009
Ricordando Nureyev...
Aveva il carisma e la semplicità di un uomo della terra,
e l'arroganza inaccessibile degli dei.
Michail Baryšnikov
e l'arroganza inaccessibile degli dei.
Michail Baryšnikov
Ballerino sublime (con Nižiskij, il più grande del '900), coreografo, avventuriero, dandy, lavoratore instancabile, a sedici anni dalla scomparsa Rudolf Nureyev continua ad esercitare un fascino a cui è difficile sottrarsi. D'altra parte la sua vita assomiglia a un romanzo, in cui bellezza, talento, ribellione, nostalgia e solitudine si intrecciano inesorabilmente.Rudolf nasce giovedì 17 marzo 1938, su un vagone della Transiberiana da Farida Nureeva, vicino a un paese chiamato Razdol'naja, diverse ore di viaggio dopo Irkutsk. Della nascita a bordo della Transiberiana, sotto il segno di Allah e della stella rossa, Rudolf farà uno dei simboli forti della propria movimentata vita.
Dopo esperienze passate nella città di Ufa in ambito folcloristico, il sogno di Rudolf si realizza: la famosa scuola Mariinskij di San Pietroburgo gli apre le porte il 17 agosto 1955. Purtroppo è quasi al limite di età per entrare nella scuola: Vera Segeevna Kostrovitskaja pronuncia un verdetto pessimista, tuttavia lo ritiene degno di entrarci. In pochi anni Rudolf diviene uno dei ballerini più famosi della Russia, ballando per il teatro Kirov, dove debutta con il passo a tre di Il lago dei cigni ed eseguendo Laurencia, Don Chiscotte, Il corsaro, Giselle. Nel 1961 si ricorda il suo fortunato e rocambolesco passaggio all'Ovest.
Nureyev fu molto influente nell'ambito della danza classica: da un lato egli accentuò l'importanza dei ruoli maschili, che a partire dalle sue produzioni vennero sviluppati con molta maggiore cura per la coreografia che nelle produzioni precedenti; dall'altro grazie a lui venne abbattuto il confine tra balletto classico e danza moderna. Nureyev infatti danzò entrambi gli stili, pur essendo stato formato come ballerino classico, cosa che oggi è assolutamente normale per un professionista, ma nella quale Nureyev fu precursore molto criticato ai tempi.
La vita di Nureyev è segnata anche da forti passioni amorose: ricordiamo il ballerino danese Erik Bruhn, direttore del Balletto reale svedese, che divenne suo amante e protettore.
Il pregio di questo grande artista è sempre stata la determinazione. La promiscuità nei rapporti sessuali e la non conoscenza della pericolosità di questi, portò alle tragedie derivate dallo scoppio dell'AIDS anche in campo artistico, incominciando nel 1983 con Klaus Nomi. Secondo il dott. Michel Canesi, Nureyev probabilmente è diventato sieropositivo all'inizio degli anni '80.
A seguito della diagnosi, il ballerino incomincia le pesantissime cure sperimentali di HPA23 e di AZT: il fisico di Rudolf regge, continua a danzare, nonostante il peso degli anni, l'inevitabile affaticamento e la malattia latente. Dal 1983 al 1989 è direttore di danza all'Opera di Parigi. Nel 1991 invece tenta, con scarso successo di critica e pubblico, di diventare direttore d'orchestra pur non avendone le competenze specifiche. A partire dal 1992 l'artista si ritrova ad affrontare il periodo più difficile e doloroso della sua malattia; si rimette in maniera a dir poco straordinaria, e dirige Romeo e Giulietta a New York danzato da Silvie Giullem e Laurent Hilaire. Il 4 gennaio 1993, avvolto nel suo pigiama di pura lana dalle tonalità ocra, Rudolf entra in coma e si spegne serenamente il 6 gennaio 1993, alle tre e trenta del mattino, il giorno del natale russo. Al funerale, (12 gennaio), il finale brutale della Fuga XIII di Bach diviene il simbolo di quella vita spezzata dall'AIDS.
Sotto un sole freddo simile a quello della Russia ognuno si chiude in un assorto raccoglimento. Poi gli ammiratori si avvicinano per gettare un giglio bianco sul feretro di colui che, attraversando il mondo di corsa, fu l'ultimo zar della danza.
Pasquale Antonio Signore
Interpretazione de Il lago dei cigni
Interpretazione del Corsaro
martedì 21 aprile 2009
Il matrimonio? Ora si può!
Oggi facciamo cronaca. Milkblog è lieto di riportare questa notizia che riguarda un possibile precedente di rilievo in materia di matrimonio tra persone dello stesso sesso in Italia. Partendo dall'episodio del Tribunale di Venezia, questo caso ci offre un ulteriore possibilità di approfondimento sul tema delle unioni omosessuali e dalla loro (possibile?) esistenza anche in Italia partendo dalla legislazione esistente. A voi la lettura, se volete approfondire al termine dell'articolo trovate il riferimento alla sentenza.

Il 3 aprile scorso il Tribunale di Venezia ha sollevato la questione di legittimita’ costituzionale degli artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis e 156 bis del codice civile nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso per contrasto con gli artt. 2,3, 29 e 117 1° comma della Costituzione.Il caso riguardava due uomini che avevano chiesto all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Venezia la pubblicazione del loro matrimonio; il Comune rispondeva con un provvedimento di diniego contro il quale i due proponevano ricorso presso il Tribunale di Venezia.Il ricorso, preparato dall’Avv. Francesco Bilotta, ricercatore presso l’Universita’ di Udine, e’ solo uno dei numerosi presentati negli ultimi mesi in diversi tribunali italiani, nell’ambito dell’iniziativa di affermazione civile promossa congiuntamente dall’Associazione Certi Diritti e dall’Associazione Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford, associazione composta da legali impegnati contro la discriminazione a danno di lesbiche, gay, bisex e trans. L’ordinanza del Tribunale e’ stata motivata con ampiezza di argomentazioni, sviluppate sulle considerazioni fondamentali che “nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civilta’, chiedono tutela” e che nel matrimonio fra persone dello stesso sesso non si “individua alcun pericolo di lesione a interessi pubblici o privati…”
L'ordinanza del Tribunale di Venezia è una tappa importante della battaglia che Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford (www.retelenford.it) sta conducendo per il rispetto delle persone omosessuali nel nostro Paese.
Crediamo fermamente - dichiara Saveria Ricci, presidente di Avvocatura per i diritti LGBT - che escludere le coppie dello stesso sesso dalle tutele che discendono dal matrimonio, sia contrario alla nostra Costituzione e agli impegni che l'Italia ha assunto entrando nell'Unione europea.
Confidiamo che la Corte costituzionale prenda in considerazione le argomentazioni del Tribunale di Venezia, che brillano per accuratezza e per rigore giuridico.
Saveria Ricci(presidente dell’Associazione Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford)
Ecco la sentenza

Il 3 aprile scorso il Tribunale di Venezia ha sollevato la questione di legittimita’ costituzionale degli artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis e 156 bis del codice civile nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso per contrasto con gli artt. 2,3, 29 e 117 1° comma della Costituzione.Il caso riguardava due uomini che avevano chiesto all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Venezia la pubblicazione del loro matrimonio; il Comune rispondeva con un provvedimento di diniego contro il quale i due proponevano ricorso presso il Tribunale di Venezia.Il ricorso, preparato dall’Avv. Francesco Bilotta, ricercatore presso l’Universita’ di Udine, e’ solo uno dei numerosi presentati negli ultimi mesi in diversi tribunali italiani, nell’ambito dell’iniziativa di affermazione civile promossa congiuntamente dall’Associazione Certi Diritti e dall’Associazione Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford, associazione composta da legali impegnati contro la discriminazione a danno di lesbiche, gay, bisex e trans. L’ordinanza del Tribunale e’ stata motivata con ampiezza di argomentazioni, sviluppate sulle considerazioni fondamentali che “nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civilta’, chiedono tutela” e che nel matrimonio fra persone dello stesso sesso non si “individua alcun pericolo di lesione a interessi pubblici o privati…”
L'ordinanza del Tribunale di Venezia è una tappa importante della battaglia che Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford (www.retelenford.it) sta conducendo per il rispetto delle persone omosessuali nel nostro Paese.
Crediamo fermamente - dichiara Saveria Ricci, presidente di Avvocatura per i diritti LGBT - che escludere le coppie dello stesso sesso dalle tutele che discendono dal matrimonio, sia contrario alla nostra Costituzione e agli impegni che l'Italia ha assunto entrando nell'Unione europea.
Confidiamo che la Corte costituzionale prenda in considerazione le argomentazioni del Tribunale di Venezia, che brillano per accuratezza e per rigore giuridico.
Saveria Ricci(presidente dell’Associazione Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford)
Ecco la sentenza
lunedì 20 aprile 2009
Guide per un giorno
Arriva, ad una settimana di distanza, il racconto testimonianza della Pasqua tutta particolare che alcuni soci del gruppo Milk hanno passato come guide turistiche volontarie tra le vie di Milano. Ecco com'è andata la divertente impresa di accompagnare per la città dei nuotatori stranieri dalle parole di uno dei partecipanti.

Domenica 12 aprile alcuni soci di Milk Milano hanno indossato i panni della guida turistica sotto un bel sole alto e vivace. Quest'anno il torneo internazionale di nuoto sincronizzato maschile, organizzato qui da Sync different e dal Gruppo Pesce, s'è tenuto nella città meneghina; alla nostra associazione è stato chiesto di mostrare ai partecipanti le bellezze del centro storico.
Dopo un lauto pranzo a base di sushi con gli altri volontari per stabilire gli ultimi ritocchi al tour, i nostri volenterosi ciceroni hanno incontrato gli atleti sul piazzale adiacente la stazione di Cadorna per trascinarli poi per ben tre ore e mezza lungo le più segrete calli della nostra città, sino a piazza Duomo.
La presenza della squadra giapponese è stata una ottima occasione per i nostri due nipponofoni (ho controllato, miei cari lettori, si può dire) Andrea e Federico per praticare la lingua, mentre Stefano e Andrea (sì, c'è l'inflazione) hanno assunto il dovuto accento British lanciandosi ad illuminare le opere d'arte che Milano nasconde nella lingua della perfida Albione (ossia l'Inglese).
Rapida divisione in gruppi e... via, si parte! Il primo drappello comincia il viaggio seguendo l'itinerario comune a tutti: Civico Museo Archeologico (con attenzione particolare alla Coppa Trivulzio, alla Patera di Parabiago, alla Torrre delle mura massimianee e al frammento di Euphronios), San Maurizio al Monastero Maggiore, e, percorrendo via San Giovanni sul Muro, il Teatro Dal Verme, il Castello Sforzesco (monumento funerario di Bernabò Visconti, Sala delle asse di Leonardo e Pietà Rondanini e Crocifisso ritrovato di Michelangelo).
Usciti da Castello, rotta verso Piazza dei Mercanti per descrivere la loggia e rievocare i bei tempi andati, quelli di una Milano precedente ai bombardamenti e alla sciagurata furia edilizia del dopoguerra; fermata successiva è l'emblema cittadino, il monumento-simbolo della metropoli insubre: il Duomo. Il giro attorno alla cattedrale (è per vederla meglio!), ha consentito una puntatina da Luini – locale storico milanese famoso per i suoi panzerotti – quindi Galleria e Piazza della Scala, ultima tappa del breve ma intenso giro. Durante la passeggiata, qualche ospite ha gradito molto volentieri l'inaspettato raid gelatesco da Grom, a pochi passi dal teatro lirico.
Verso le 18.30, dopo quattro ore passate insieme, è arrivato il momento del congedo, con la speranza di rivedersi e collaborare ancora con questi poeti dell'acqua.
Ah, per la cronaca: ha vinto squadra tedesca.
Fabio Bertini
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