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lunedì 1 settembre 2008

La Bis-Lesbica (non) domata

D’estate i cervelli vanno in vacanza, ci salutano e ci dicono: “Guarda, aver tentato di sopportarti per nove mesi è stato un parto senza frutti, ora vado via per un po’... ma non preoccuparti, torno a reggerti e a governarti come l’angelo custode da settembre”.
Questo abbandono ci autorizza a fare, commettere, dire, pensare e immaginare le più colossali boiate in qualsiasi campo dell’esistenza, inaugurando un periodo di idiozia a trecentosessanta gradi che ci accompagna fino al rientro dalle vacanze (anche se qualcuno non vedrà mai la fine del tunnel).
Forse proprio per questo motivo, o forse a causa della mancanza di attività che potessero tenere le bocche chiuse e le mani impegnate, gli abitanti dell’isola di Lesbo hanno deciso di trascinare tutta la comunità lesbica mondiale in tribunale, per decidere a chi spetti il monopolio dell’aggettivo che definisce l’identità nazionale degli uni e l’identità sessuale delle altre.
Naturalmente la causa è stata persa, “lesbico” è ancora un aggettivo double-face, adatto sia all’isolano che trita le olive e mangia lo tzatziki, sia alla donna che ama un’altra donna (che sia una fatina da passerella o passi il tempo a riparare da sola il motore della sua harley-davidson).
Se i giudici si fossero espressi in maniera diversa, chissà quali sarebbero state le conseguenze: probabilmente avremmo visto la nascita di nuove parole sostitutive dell’ambiguo “lesbico”, oggetto della contesa. Andando avanti nei gradi di giudizio, un magistrato avrebbe potuto pensare: “se tutti gli uomini eterosessuali amano le donne, forse van definiti lesbici, e quindi un abitante dell’isola di Lesbo è Bis-lesbico, mentre per quanto riguarda le donne, se eterosessuali, saranno semplicemente Mono-lesbiche”.
Un altro avrebbe potuto imporre l’uso di sinonimi o neologismi per indicare le donne omosessuali: in Italia, visto che con patate piselli e finocchi, oltre a fare il pinzimonio, siamo riusciti anche ad indicare parti del corpo e uomini omosessuali, forse avremmo optato per qualcosa tipo “carciofa”(“Mio fratello è finocchio, mia sorella è carciofa, io in famiglia sono l’unica sana”) o “carota” (“temo che Carla sia un po’ carota: ieri mi ha infilato le mani nei pantaloni mentre mi chiedeva la cilindrata della mia macchina”).

Ma per ora il problema non si pone dato che è stato stabilito che l’utilizzo di “lesbico” non può essere ritenuto come soggetto al copyright dei cittadini dell'antica isola.
Io farei notare agli abitanti di Lesbo che in un Mondo in cui esiste una cittadina che risponde al nome di Cockup (e "cock" in inglese indica ciò che ogni uomo possiede tra le due gambe e che generalmente è down, salvo diventare up in determinate occasioni) e i cui abitanti si chiamano Cockuppers (sollevatori di "cock"), bisogna accontentarsi del nome imposto dal luogo dove nasci, perché tanto sicuramente c’è qualcuno che sta peggio di te...

lunedì 18 agosto 2008

Anche Foscolo cambia idea

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia…
(A Zacinto – Ugo Foscolo)

Quando si dice che la letteratura insegna a vivere, ci si sbaglia. Ma forse, se quel vivere diventasse ridere, allora una parte di verità ci potrebbe anche essere. Non penso che Foscolo fosse un uomo facile al pentimento: il carattere forte dei suoi scritti e il piglio deciso che traspare dai ritratti mi fanno pensare più al contrario. Ma forse la realtà odierna gli avrebbe fatto cambiare idea... Questa realtà, quanto meno:

Grecia, una gara di sesso orale: nove prostitute arrestate. Le donne erano in vacanza sull'isola di Zacinto Sono state pagate per partecipare alla competizione ATENE - L'isola che diede i natali al celebre poeta Ugo Foscolo è ancora fonte di ispirazione. Si tratta sempre di amorosi sensi, ma non in corrispondenza. Non c'è nulla di trascendentale, infatti, in quello che è accaduto lo scorso fine settimana nella tranquilla isola greca. Nove prostitute inglesi sono state arrestate per comportamenti osceni dopo aver preso parte ad una competizione di sesso orale. (da Repubblica.it)

Foscolo, italiano di padre, scelse la Grecia come patria d’elezione: era il suo mondo, quello dei classici e delle muse. Ognuno di noi ha un luogo che sente proprio, nel quale crede e si rispecchia: per il poeta la terra materna era l’isola di Zacinto. Gli piacevano le limpide nubi e le fronde, insomma... Ma quella era una terra negata, quella a cui mai avrebbe fatto ritorno, la patria di un esule. Rammaricato dell’impossibile ricongiungimento, Foscolo le dedicò un sonetto. Era il 1803.

Le cose cambiano. Oggi per tutta Zacinto risuona un grido: “tremate, tremate: le baccanti son tornate!”. Non è Omero il responsabile, nossignori. Erano in nove, turiste e curiose, dedite al mestiere più antico del mondo. Sfidate a dimostrare la loro deontologia professionale, non si sono tirate indietro: una gara di sesso orale, senza esclusione di colpi.

Peccato solo per il retrogusto... Ma cosa avete capito?! Parlavo dell’arresto per atti osceni! A questo punto sorge il dubbio: ora che da patria d’elezione passa alla cronaca per altro, Foscolo la rimpiangerebbe ancora, la sua Zante? Siamo certi che solo gli stupidi non cambino idea, ma la mamma è pur sempre la mamma… chissà.

Parole: Ugo Foscolo – Sonetti

Note: Bocca di rosa, De Andrè