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martedì 27 gennaio 2009

Milk- L'anteprima.



"Questi siamo noi e questo facciamo, prendetene nota". Con queste parole, il nostro portavoce, Stefano Aresi, ha presentato noi, i membri del Milk, e ha dato inizio all'anteprima di uno dei film più importanti per la communità glbt quest'anno.

Siamo stati onorati della presenza di numerosi ospiti appartenti al mondo dello spettacolo, della politica e non solo: in quella sala erano presenti anche e soprattutto persone non-vip: eterosessuali, omosessuali e transessuali, tutti riuniti per sentire la storia di un uomo che non ha avuto paura di mostrarsi per quello che era in un periodo in cui il clima era ancor più cupo (e di molto) che nei giorni nostri. Harvey Milk ha iniziato rivolgendosi a tutti, ai lavoratori, agli anziani, ai bambini, alle donne, e nel nostro piccolo questo è quello che abbiamo tentato di fare noi riunendo così tante persone in una singola sala.

In questi giorni ho letto diversi commenti sul film, alcuni positivi, altri meno. Personalmente, ritengo che l'ultimo lavoro di Gus van Sant sia una pellicola necessaria, se sia un capolavoro non lo so, non sono un critico cinematografico. Sicuramente è qualcosa di reale, che conferisce anche davanti al più bieco ignorante spessore ad una categoria, quella di noi omosessuali, spesso presentata in TV come una semplice "macchietta".




Questa è solo una delle tante cose che speriamo abbiano colto i presenti all'anteprima e quanti nei giorni successivi hanno visto il film. Per quanto riguarda noi, invece, siamo solo agli inizi, forse un po' impacciati o inesperti, ma con tanta voglia di imparare e metterci in gioco.




La serata è stata aperta da un ricco aperitivo al Paso de los Toros, in cui ci ha fatto graditissima (e divertente) compagnia l'on. Anna Paola Concia, che ha risposto a tutte le nostre curiosità e domande sullo stato dei nostri diritti in parlamento, sulla politica del suo partito e sulla... brrrrrrr... Binetti. Grazie per la disponibilità Anna Paola, a presto!!!




venerdì 16 gennaio 2009

Milk Official Party vieni con noi!


Cari lettori e lettrici, oramai è quasi tutto pronto.
In occasione dell'anteprima e dell'uscita del film "Milk" (il 22 gennaio presso il Cinema Apollo e dal 23 gennaio in tutti i cinema), si terrà l'official happy hour a tema, presso l'esotico ed esclusivo"Maraja Indian Bar" (fermata MM2 P.ta Genova).
Avete voglia di fare quattro chiacchere con noi, scoprire finalmente i nostri volti, avere un assaggio di quello che sarà l'attesissimo film di Gus van Sant? Tutto questo (e molto altro ancora) sarà finalmente possibile domani, a partire dalle 18,30 fino alle 24, così che tutti possano partecipare, da chi è solito andare a letto con le galline alle 20 a chi invece normalmente rivede il cuscino non prima delle 3 del mattino.
Se non avevate ancora deciso dove cenare o dove sostare prima della discoteca, ecco una valida alternativa alle solite e scontatissime soluzioni del sabato sera, non lasciatevela scappare! Non restate a casa a guardare il Grande Fratello mangiando la solita minestra, un aperitivo esotico, un'attraente location e tutti i membri dello Staff del Milk vi aspettano! Non mancate!

mercoledì 14 gennaio 2009

GAY.tv TI REGALA L'ANTEPRIMA DI 'MILK' CON MILK MILANO: MANDA LA TUA SPERANZA E PARTECIPA!

GAY.tv offre ai propri visitatori la possibilità di partecipare all'anteprima di MILK organizzata da Milk Milano in collaborazione con BIM Film. Leggi come e partecipa visitando GAY.tv

"Dovete dargli speranza". Questo diceva Harvey Milk negli anni '70. Anni in cui essere gay ed essere eletto ad una carica politica significava infrangere un record. Sembrano mille secoli fa, sono solo 30 anni, penseranno quelli di voi che sono ben fieri (e a ragione) di vivere nell'epoca-Obama. Ed è proprio il primo afro-americano ad essere stato eletto Presidente degli Stati Uniti d'America ad aver riportato in auge il concetto di Hope, Speranza, che mai come oggi sembra attuale e necessario.

Vi riportiamo un brano tratto da un celebre discorso di Harvey Milk per stimolarvi, poi prendete penna e calamaio e scriveteci cosa sperano un ragazzo o una ragazza gay italiani oggi: cosa è per voi la speranza? In cosa è riposta la vostra speranza? Cosa significa, oggi, per un giovane gay italiano "avere una speranza"?

La lunghezza massima dell'elaborato è di 600 caratteri. Inviate il tutto a redazione@gay.tv con il vostro nome, cognome, link al profilo in community e numero di cellulare ed in oggetto 'MILK - SPERANZA': ad insindacabile giudizio della redazione ne verrano selezionati due che riceveranno in premio l'ingresso valido per due persone per l'anteprima di 'Milk' di Gus Van Sant al cinema Apollo di Milano il 22 gennaio alle 21.


Dateci una speranza e noi vi mandiamo al cinema!

"E i ragazzi gay di Altoona, della Pennsylvania, di Richmond, del Minnesota, che fanno coming out e poi ascoltano Anita Bryant (n.d.r. cantante che si scagliava contro i gay) in televisione. L'unica cosa che li fa andare avanti è la speranza. Speranza di un mondo migliore, di un futuro migliore, speranza di un posto sicuro dove rifugiarsi se la pressione in casa diventa troppa. Speranza che andrà tutto bene. Senza speranza non solo i gay, ma anche i neri, gli anziani, i portatori di handicap, noi tutti ci arrenderemmo. E se eleggerete più politici gay, coloro che fino ad ora si sono sentiti privati del proprio diritto di voto riuscirannoad andare avanti. Sarà una speranza per una nazione che si era arresa, perché se ce la può fare una persona gay, le porte sono aperte per tutti".

lunedì 22 dicembre 2008

Caro Babbo Natale...


Caro Babbo Natale,
la tua festa sta lentamente arrivando, le strade si stanno rivestendo di luci, la gente incomincia ad essere più buona, la neve è già caduta un paio di volte e i bambini si chiedono cosa troveranno quest'anno sotto il loro alberello.
Sicuramente non troveranno più le Bratz, le bambole passeggiatrici dotate di labbra stile Alba Parietti, vestitini super sexy (giro capezzolo sopra e giro-inguine sotto) e sguardi ammicanti che sembrano dire "use me, abuse me, and mis-use me".
Infatti, caro omino rosso ma apartitico, la Barbie ha recentemente vinto una lunga battaglia legale, dopo la quale i giudici hanno imposto al creatore delle Bratz di ritirare le sue bambole lussuriose dal mercato. Meno male.
Forse ora le bambine smetteranno di apparire piccole lolite a 8 anni e inizieranno a vivere l'infanzia pienamente. Nel frattempo, per festeggiare la vittoria della Barbie, volevo proporre una collobarozione tra la Mattel e lo Stato del Vaticano.
Scrivo a te, Caro Babbo, perchè sei tu il massimo esperto quando si parla di giocattoli e spero che tra una spazzolata alle renne e una ai capelli ispidi della Befana, tu possa trovare il tempo di ascoltarmi. Penso che l'encomiabile sforzo del Vaticano di interferire in tutto, debba coinvolgere anche e soprattutto i bambini, così che possano avere un'educazione cattolicissima sin dai primi anni della loro vita.
E allora, perchè non mettere sul mercato qualche nuova bambola per le future partecipanti al Family Day?
"Barbie canto gregoriano": premi il bottone sulla schiena e ti canta "Adeste Fideles". Oppure, "Barbie magia del cilicio": si autoflagella e nella scatola trovi un cilicio anche per te! Aggiungerei, infine, "Barbie sogno di Suora" (meglio scongiurare il rischio di una "Barbie desiderio di unione civile") e "Barbie incanto di Catechista".
Per i bambini invece proporrei: la Papa Mobile delle Micromachine che si apre e diventa un Vaticano in miniatura con tanto di guardie svizzere vere all'entrata che ti tagliano un mignolo se giochi con le bambole della sorellina, oppure il "Padre Confessore" di Action Man. Per coinvolgere invece i bambini già più grandicelli andrei sull'home entertaiment proponendo "La messa cantata da Hanna Montana", il quarto episodio di "High school musical" (ambientato in un seminario con Zac Efron che si fa prete e il suo amico che si redime e torna etero), e, infine, "L'allegro inquisitore", perchè siamo stanchi del chirurgo e vogliamo anche noi dare fuoco e perseguitare le anime corrotte e infedeli che infestano il nostro pianeta.
Caro Babbino, cosa ne pensi? Temi che Raztinger voglia detronizzarti e prendere il tuo posto sulla slitta? O forse che ti spingerà a convolare finalmente a nozze con la Befana? Io spero di no, voi due siete la coppia di fatto più antica su questa valle di lacrime e quindi un modello per molte coppie gay.
Però, Caro Babbo, devo dire che se oggi abbiamo un Papy un po' agitato e sempre inquieto, un po' è anche colpa tua: se tu gli avessi portato il mitragliatore e il dolce forno come richiestoti tanti anni fa, ora sarebbe più felice!
Magari sei ancora in tempo per recuperare la sua bontà perduta.
Buona Fortuna,
il tuo più affezionato sostenitore.

martedì 2 dicembre 2008

Sempre meglio

“Better” è la ballata dai suoni pacati e il testo romantico che segna il ritorno della band inglese dei Boyzone. Si tratta di una cover del bravissimo cantautore britannico Tom Baxter. Quella che secondo me è la più quieta ed elegante delle boy band del panorama anglosassone (sono irlandesi, per l’esattezza) torna con un nuovo singolo e un nuovo video. Anche le immagini del video, come il testo e le parole della canzone, si richiamano all’originale: si passa solo dai colori del video di Baxter al bianco e nero dei Boyzone. Non sono più coppie diverse a sfilare una dopo l’altra, ma i volti dei Boyzone si susseguono, uno dopo l’altro, in coppia. E non parlo di componenti del gruppo, tutto al maschile, ma dei compagni di vita. di ciscuno. È stato infatti scelto da parte di Stephen Gately, componente del quintetto, di portare nel video un uomo, come simbolo ed immagine del suo amore. Così se tutti gli altri si scambiano carezze e coccole con partner femminili, Gately, che ha fatto coming out nel 1999 e oggi vive nel Regno Unito regolarmente unito in Civil Partnership, ha dichiarato di aver insistito per “differenziarsi prendendo la decisione di professare il proprio affetto” ricevendo il supporto totale del gruppo. Ne esce un’immagine di affetto e di normalità, di tenerezza spontanea ed autentica che ci fa decisamente sperare “in meglio”. A voi i video e le emozioni.

Il video dei Boyzone http://www.youtube.com/watch?v=mhDC6k7dx00

Il video di Tom Baxter http://www.youtube.com/watch?v=ZxJDy9vxyqo

giovedì 13 novembre 2008

MADRINA1: Le lenzuola della mafia di Guy Chiappiavetri

Pochi giorni fa, su La7, Reality, il programma di informazione che va in onda in tarda serata, ha parlato delle “lenzuola della mafia”. Si tratta di un interessante contributo sul rapporto tra mafia e vita privata, ed in particolare tra criminalità organizzata ed omosessualità. «Ma cosa c’entrano le due cose?», vi chiederete. «La mafia, sempre detto che esista, si occupa di potere e non di sesso. Ma qual è quindi la sessualità inconfessata degli uomini d’onore?» .

Se ci pensiamo bene, il potere è dominio e credibilità e un “pulpo” (polpo è il dispregiativo in Sicilia per chiamare gli omosessuali, asessuati come l’animale) è una categoria odiata. Un membro del clan deve essere uomo e non può che essere così. Chi ha "il vizietto", non è mafioso: il gay è debole tra i virili, non deve essere, e al massimo, se capita, non deve essere fatto sapere. Pena: il disprezzo estremo e l’esclusione dal potere o, addirittura, dalla vita.

Il breve documentario sugli “arrusi” fa luce sulla questione ed è ben fatto, con inserti cinematografici ed interessanti contributi di interviste e commenti. Visto che questa aberrante abitudine dei “picciotti” non è nota ma duratura e che i servizi della trasmissione rimangono on-line una settimana, approfittatene e fatevene un’idea, perché “non solo un mafioso può essere omosessuale, ma tra i padrini si nasconde qualche madrina”

Guarda il video: http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=reality&video=19061

lunedì 13 ottobre 2008

Insieme per tutta la vita, anzi oltre

Facciamo un gioco. So che vi piacciono. È un’associazione di idee: se vi dico “Rimini” cosa vi viene in mente?

Piadina, bravi… balera, esatto… poi? Mmm dopo i bagnini e le discoteche etero? Ehm no quello non lo posso scrivere, mi censurano… forza, dai un ultimo sforzo… cedete?

Beh dovete sapere che a Rimini in questi giorni è stata accolta una proposta della sinistra radicale: sia chiaro, non è questa la notizia, per quanto clamoroso sia l’evento, che voglio raccontarvi, ma il contenuto della richiesta.

Le “coppie di fatto” che ad oggi ricevono ben poche garanzie da parte dello stato, nel comune di Rimini potranno però godere di un particolare privilegio: essere tumulate in spazi attigui.

Con l’investimento preventivo e che si spera sia al più lungo termine possibile, acquistando i loculi è possibile che due persone non unite dal matrimonio ma dall’affetto, siano anche dello stesso sesso, almeno al cimitero “vengano equiparate alle coppie sposate”.

Insomma tutto questo se non in vita, almeno nella morte. E poi guai a chi mi dice che nell’aldilà non c’è giustizia!

Mi rimane qualche dubbio: che cosa serve, oltre ai loculi di proprietà? “Basta semplicemente la stessa residenza anagrafica” recita il comunicato: semplice, sembrerebbe!

Ora ci attendiamo una protesta del comitato becchini cattolici e del sindacato dei giardinieri che hanno fatto l’obiezione di coscienza. Si accettano anche i ricorsi delle PBI (Perpetue Bigotte Italiane) e del CSD (Comitato Salvaguardia Defunti) infastidito da una “scomoda vicinanza”.

Noi, dal conto nostro, siamo qui, in attesa e col sorriso, pronti a riportarvene notizia. Alla prossima.

Parole I sepolcri - Foscolo

Note Two Hearts – Phil Collins

Fonte: City Milano, mercoledì 1 ottobre ’08, pag. 6

martedì 7 ottobre 2008

VIVERE A MODO TUO

Se mi chiedessero: "Quale è il più grande locale gay di Milano?", mi verrebbe spontaneo precisare "Esclusa l'Ikea?". Perché sì, dai, ammettiamolo, noi finokki impazziamo per la grande catena svedese. Basta fare un giro il sabato pomeriggio nei suoi negozi per notare che tra bimbi urlanti che affogano rovinosamente tra le palline colorate e coppiette di futuri sposini etero ripieni di polpettine low price la presenza di coppie omo è abbastanza massiccia. Credo Ikea lo sappia, e lo sappia bene.

Leggendo uno dei numerosi giornali gratuitamente distribuiti alle uscite dalla metropolitana non mi son quindi stupito più di tanto nel vedere la pubblicità del nuovo catalogo Ikea 2009 (con tanto di allegra coppietta di fanciulli appollaiati su un divano-letto matrimoniale). Questa pubblicità ha aperto in me una serie di considerazioni. Guardate bene questa immagine. Credo che Ikea - come tante multinazionali che desiderino risparmiare - realizzi le proprie pubblicità in paesi civili (quali la Svezia, appunto) e poi le rigiri alle sue filiali perché adattino i testi (anche in paesi barbari quali l'Italia). Lo premetto, quanto scritto a seguito è mero frutto di una mia "pippa mentale"... ma mi chiedo sinceramente se questa coppia in altri paesi europei non sia gay, perché - guarda un po' - in Italia essa è semplicemente composta da "amici", o, per meglio dire, da due amici che vanno verso i quaranta e vivono insieme, hanno un divano-letto matrimoniale rosa su cui si assidono in modo particolarmente gioviale (beh, sono amici no?), con sotto la scritta "VIVERE A MODO TUO", e - attenzione attenzione - il seguente testo: "Francesco ed Enrico (...) soci IKEA FAMILY", benché - ahimé - semplicemente "COINQUILINI".

"Bojadeh!" direbbero a Livorno. Io non ho nulla contro i coinquilini, sia chiaro, anche quelli di 64 anni e mezzo e che si chiamano Mariolino e Uguccione. Ma siccome la cosa mi puzza di bruciato (all'inizio pensavo fosse solo il nuovo profumo di CK appena spruzzatomi, e invece no), passato qualche giorno sono andato quatto quatto sul sito ikea.it... e cosa mi vedo? Una differente copertina del catalogo, con signorina single nel medesimo, identico, spiaccicato ambiente ma senza abiti maschili buttati sul divano e senza amiconi per la pelle. Penso sinceramente che Ikea Italia non abbia in realtà fatto caso al messaggio subliminare che poteva derivare dalla copertina del catalogo: dubitiamo infatti tutti della ipotesi che tra i suoi addetti marketing, i suoi designer, i suoi fioristi, i suoi texile designer, i suoi arredatori di interni (e, a questo punto, anche tra le coppie omo sue clienti) vi sia qualcuno che abbia mai avuto anche lontanamente a che fare con il mondo gay, vero? Quella nella foto è una semplice coppia di coinquilini, e io ci ho proiettato sopra il sogno della mia vita. Capita. Mi fa solo piacere, poi, sapere che i coinquilini dello stesso sesso possano aver diritto alla Family Card o come cacchio si chiama.

Come dicevo, la mia "pippa mentale" è solo la proiezione di una speranza, quella che le multinazionali (tra cui Ikea e molte compagnie aeree) che all'estero si mostrano davvero gay-friendly, un giorno scelgano di fare anche qui tra gli italici buzzurri della palese, manifesta e aperta pubblicità rivolta al mondo gay, o declinata in versione gay, come già abitualmente fanno al di là dei confini nostri (e parlo delle stesse identiche aziende, sia chiaro). Questa cosa aiuterebbe di certo il processo di integrazione, oltre che la normalizzazione delle coppie omo agli occhi del pubblico meno preparato (penso sempre a mia nonna Clotilde). Oltretutto, sentiremmo più vicine marche che all'estero non han mai avuto problemi a mostrarsi nostre "amiche", ma che in Italia han paura di cadere in polemiche con le solite anatre familistico-cattoliche.

Facciamo oltretutto due conti: noi finokki e lesbiche siamo variabilmente tra il 6 e il 10% della popolazione, e le anatre di cui sopra credo siano numericamente un bel po' di meno in realtà (il moige, ad esempio, è composto da quattro bigotti sciammannati - davvero ben organizzati, ammettiamolo - ma pochi e rappresentanti di se stessi soli e di null'altro). Noi gay e lesbiche per i commercianti siamo senza dubbi un mercato: chi ci ama (o chi semplicemente è furbo) dovrebbe avere vantaggi a mostrarsi apertamente come nostro amico, poiché nel libero mercato potremmo anche noi iniziare ad operare scelte di stampo - diciamo così - "ideologico", scegliendo di VIVERE A MODO NOSTRO anche gli acquisti più inaspettati. Il MILK lo sta già facendo: abbiamo infatti iniziato una campagna di convenzione con esercizi commerciali di qualunque genere (dall'officina meccanica al panettiere) che non abbiano paura ad esporre il nostro logo e la bandierina rainbow e a garantire qualche piccolo vantaggio materiale ai nostri soci. Se devo andare dal salumiere, d'ora in poi, andrò per certo da quello che non ha paura di dire al mondo che è contento di avere clienti glbt. Più di un commerciante ha detto: "Era ora che qualcuno venisse a proporcelo". Già... chissà se mai il messaggio arriverà anche alle grandi imprese...: attenti signori, potremmo davvero iniziare a scegliere...

venerdì 19 settembre 2008

Stammi più vicino, ma non così vicino: appiccichi!


Spesso la pubblicità, nei suoi meccanismi, funziona attraverso lo scandalo!
Ci sentiamo urtati e non rassicurati, spaventati e non accolti. Sono quelle le trovate che più di frequente ci attraggono o ci fanno riflettere.
Questa volta vorrei proporre una pubblicità che, forse suo malgrado, gioca sulla serenità e sulla normalità, non votandosi allo scandalo. È successo nei pressi della Serenissima, dove nell’homepage di una stamperia è apparsa questa immagine.

Un lenzuolo candido, due visi maschili sfumati sullo sfondo, due piedi appena visibili in primo piano, commenta lo slogan: ecco l’unico rapporto cliente-fornitore che nemmeno i prezzi e la qualità riusciranno a sciogliere.

Non so se questo spot mi piace né tantomeno se è adatto, ma sono tanto stupito dalla normalità, dolce e senza polemiche, che ve la consegno. A voi ogni commento.

Fonte: http://www.river-blog.com/

Parole: Elogio della normalità – Yehoshua Abraham

Note: Sticky and sweet tour, Madonna

venerdì 5 settembre 2008

Let's Kiss a Girl..


Quasi quasi rimpiango quei gruppi e quegli autori anni ’60, così hippie, stile “mettiamo dei fiori nei cannoni e fumiamoceli”, fautori di canzoni che parlavano di amori, di guerra, di sottomarini gialli, di campi di fragole e di risposte che soffiano nel vento.
Una volta si diceva “make love not war”; ora, invece, una Rihanna scosciatissima può incensarci le orecchie con un bel “stai zitto e guida” mentre lei si dedica a chissà quali performance sul sedile adiacente.
Non stupiamoci, quindi, che una delle canzoni più passate alla radio in quest’Estate sia stata “I kissed a girl” di Kate Perry, pensata appositamente per solleticare le fantasie del maschio eterosessuale, il quale, sin dai tempi più antichi, sembra trascinarsi durante il corso di tutta la sua esistenza questa fantasia della donna che “fa la spola tra una sponda e l’altra”. Ne san qualcosa le nostre amiche lesbiche, sempre tampinate dal maniaco di turno...: ormai esistono anche le magliette con scritto "SI', stiamo insieme... e NO, non puoi guardare"
Ecco comunque le probabili caratteristiche dell'autore del testo della canzone della Perry: maschio, eterosessuale, abbondantemente in sovrappeso e privo di capelli, vestito di un paio di calzini bianchi e di una canotta sporca di sugo di pomodoro, incastrato nella poltrona del salotto mentre, con una birra nella mano libera, guarda qualche film porno in cui studentesse svampite e giulive per sbaglio scoprono le gioie dello scambiarsi reciprocamente i doni di Venere, dea dell’amore. Tutto il videoclip è confezionato ad arte per solleticare le fantasie e gli ormoni di guardoni adolescenti e non: Kate fa la sua comparsa circondata da teneri e zuccherosi pupazzi mentre canta, con tutta la malizia che possiede, “I kissed a girl and I liked it/The taste of her cherry chap stick/I kissed a girl just to try it/I hope my boyfriend don't mind it”. Cosa ti posso dire Kate? Figurati se al tuo boyfriend dispiace! In realtà, l’unica cosa che lui ti dirà sarà: “Amore, la prossima volta chiamami che vengo anche io”.
Ovviamente, Kate ha anche bisogno di giustificarsi (non sia mai che le dian della lesbica) e ricorre quindi alla scusa più antica del Mondo: ”I got so brave, drink in hand/Lost my discretion“, ovvero “mi sono lasciata offuscare la mente dai fumi dell’alcool”, un'altra cosa che al suo ragazzo farà molto piacere: la prossima volta, infatti, invece di corteggiarla con un mazzo di rose rosse, le farà bere una damigiana di grappa fatta in casa, perché questa è la chiave che gli spalancherà le porte del paradiso.
Un ultimo punto: la Perry sente la necessità di mettersi al sicuro dall’altra girl, perché c’è il rischio reale che magari quella voglia fare sul serio... e quindi ecco che la prova di un'infinità sensibilità: la ragazza viene liquidata con un secco ”No, I don't even know your name/It doesn't matter/You're my experimental game/Just human nature”.
Bene, ho deciso: d’ora in poi dichiarerò il mio amore citando una canzone di Luigi Tenco (Mi sono innamorato di te, perché..non avevo niente da fare) mentre, quando vorrò lasciare il mio Lui, mi ricorderò dell’abilità retorica di Kate Perry.

lunedì 1 settembre 2008

La Bis-Lesbica (non) domata

D’estate i cervelli vanno in vacanza, ci salutano e ci dicono: “Guarda, aver tentato di sopportarti per nove mesi è stato un parto senza frutti, ora vado via per un po’... ma non preoccuparti, torno a reggerti e a governarti come l’angelo custode da settembre”.
Questo abbandono ci autorizza a fare, commettere, dire, pensare e immaginare le più colossali boiate in qualsiasi campo dell’esistenza, inaugurando un periodo di idiozia a trecentosessanta gradi che ci accompagna fino al rientro dalle vacanze (anche se qualcuno non vedrà mai la fine del tunnel).
Forse proprio per questo motivo, o forse a causa della mancanza di attività che potessero tenere le bocche chiuse e le mani impegnate, gli abitanti dell’isola di Lesbo hanno deciso di trascinare tutta la comunità lesbica mondiale in tribunale, per decidere a chi spetti il monopolio dell’aggettivo che definisce l’identità nazionale degli uni e l’identità sessuale delle altre.
Naturalmente la causa è stata persa, “lesbico” è ancora un aggettivo double-face, adatto sia all’isolano che trita le olive e mangia lo tzatziki, sia alla donna che ama un’altra donna (che sia una fatina da passerella o passi il tempo a riparare da sola il motore della sua harley-davidson).
Se i giudici si fossero espressi in maniera diversa, chissà quali sarebbero state le conseguenze: probabilmente avremmo visto la nascita di nuove parole sostitutive dell’ambiguo “lesbico”, oggetto della contesa. Andando avanti nei gradi di giudizio, un magistrato avrebbe potuto pensare: “se tutti gli uomini eterosessuali amano le donne, forse van definiti lesbici, e quindi un abitante dell’isola di Lesbo è Bis-lesbico, mentre per quanto riguarda le donne, se eterosessuali, saranno semplicemente Mono-lesbiche”.
Un altro avrebbe potuto imporre l’uso di sinonimi o neologismi per indicare le donne omosessuali: in Italia, visto che con patate piselli e finocchi, oltre a fare il pinzimonio, siamo riusciti anche ad indicare parti del corpo e uomini omosessuali, forse avremmo optato per qualcosa tipo “carciofa”(“Mio fratello è finocchio, mia sorella è carciofa, io in famiglia sono l’unica sana”) o “carota” (“temo che Carla sia un po’ carota: ieri mi ha infilato le mani nei pantaloni mentre mi chiedeva la cilindrata della mia macchina”).

Ma per ora il problema non si pone dato che è stato stabilito che l’utilizzo di “lesbico” non può essere ritenuto come soggetto al copyright dei cittadini dell'antica isola.
Io farei notare agli abitanti di Lesbo che in un Mondo in cui esiste una cittadina che risponde al nome di Cockup (e "cock" in inglese indica ciò che ogni uomo possiede tra le due gambe e che generalmente è down, salvo diventare up in determinate occasioni) e i cui abitanti si chiamano Cockuppers (sollevatori di "cock"), bisogna accontentarsi del nome imposto dal luogo dove nasci, perché tanto sicuramente c’è qualcuno che sta peggio di te...

venerdì 22 agosto 2008

Come ti vendo il formaggio


In questi torridi giorni d’estate uno snack leggero non dispiace mai, ma per far venire ancora di più l’acquolina in bocca e spingere le casalinghe più indecise a divenire fide clienti, la Kraft ha aperto un sito dove sponsorizzare il proprio "Philadelphia Light" con tanto di avvenente ragazzo immagine, chiamato - non a caso - Phil, ben disposto a lanciarsi in una chiacchierata virtuale con i navigatori e papabili clienti di passaggio (www.primavoltaconphil.it: un indirizzo web, un programma...).

Appena la pagina è caricata, infatti, il bonazzo è pronto a ricordarmi che “proprio tu potresti essere la donna che sto cercando”. Attratto da una tanto seduttiva promozione, mi lascio convincere e accedo: Phil è lì ad aspettarmi davanti ad un balcone bianco come la sua camicia, affacciato su un mare cristallino. Una volta inserito il mio nome di fantasia, formaggino82, scelgo come avatar un paio di infradito, che fa tanto gay, e inizio la chattata. Purtroppo il nick non riesce a chiarire le idee a questo ragazzone tanto carino ma più stupido di Doretta, segretaria perfetta di Messenger: Phil continua, a prescindere, a credermi una donna. Nonostante cerchi velatamente di fargli capire che sono gay, non c'è niente da fare, lui mi risponde che sta cercando la donna ideale e mi invita a conoscerlo meglio.

Per onestà, prima di iniziare a fare amicizia decido di dichiarare palesemente il mio genere maschile... al che lui mi chiede se mi piace lo stesso. Fantastico, un bisex! Alla mia risposta affermativa, oltretutto, il manzo risponde che "io non mi preoccuperei più di tanto di questo", e quindi penso: forse è disposto ad una relazione seria anche con un uomo... è fatta! Per di più, continuando a corteggiarmi, il cefalone mi dice anche che sono "una poetessa"...: che cavaliere! Subito dopo, però, il fellone prova il tradimento e mi invita a presentargli la mia ragazza, confermandomi il fatto che gli uomini sono tutti uguali, anche se mangiano voluttuosamente Philadelphia Light leccandosi le dita sporche di formaggio appena passate sui capezzoli.

Comunque sia, se il tipo mi vuole chiamare al femminile, faccia pure, mi pensi anche donna, a me va bene. Abituato ai peggio locali gay di Caracas, passo all’attacco cliccando sull’opzione “Conquista Phil”. Si apre così una finestra di questionario in cui lo sporcaccione mi chiede subito subito dov’è il posto più strano dove ho mangiato Philadelphia: "in camera da letto" rispondo io. Nicchiando, lo strafigo si dimostra interessato e, sfoggiando una logica degna di un uccellino di un orologio a cucù, domanda come io preferisca passare le vacanze: tra le diverse opzioni scelgo, ovviamente, “Commentare con le altre ragazze l’aspetto di ogni ragazzo che passa per la spiaggia”. Phil sembra soddisfatto ed inizia a sbottonarsi la camicia (!), passando a chiedermi cosa sia solito fare per intrattenere un ospite inaspettato. Chiaramente, da buona casalinga disperata, non posso che preparare tanti piatti fatti con il formaggio della sua ditta! Notevolmente colpito, Phil continua a denudarsi, mostrando il suo fisico scultoreo.

Ormai cotto, Phil si mette virilmente a petto nudo quando viene a conoscenza del mio desiderio di “iscrivermi a Miss Gambe Molto Abbronzate”. Col procedere delle domande, Phil si slaccia i pantaloni iniziando a mostrarmi il bordo delle mutande, bianchissime. Deciso ad andare fino in fondo, rispondo alla sua domanda in merito al mio "giorno di vacanza tipo": mi sveglio, e mi dedico devotamente alla manomissione dei tubi dei miei lavandini onde attendere smaniosamente l'arrivo di un avvenente idraulico. Phil, in preda al furore ormonale, si toglie i pantaloni e rimane in mutande. "Cosa faresti per conoscere meglio il tuo nuovo vicino?", chiede il vizioso ometto: "Mi piacerebbe bloccarlo in ascensore" rispondo io. Lui si passa la mano negli slip, ma, ovviamente, non se li toglie. Il questionario è ormai finito, e mi è chiaro che quel che Phil vuole da me non è tanto una donna, ma un oggetto da usare, e che il furbetto non è aperto ad una relazione impegnativa. Che fare? Affogherò il dispiacere di quest’attrazione non corrisposta in un grissino ricoperto di burroso Philadelphia light. Tié.

venerdì 8 agosto 2008

UN HAPPY MEAL PECCAMINOSO..

©

Premessa a te, o lettore, che ti approcci al mio post, se pensi di trovare un intervento serio e ben strutturato, scappa prima che sia troppo tardi: le mie parole sono ironiche e malsane come i panini di McDonald’s.

Niente è più etero di un hamburger con le patate: un solo boccone è capace di risvegliare “lo spirto guerrier ch’entro ci rugge”, i primordiali moti dell’animo a lungo sopiti, quelle reazioni talmente virili e rudi (rutti e peti) da far impallidire non solo la più raffinata delle ballerine di danza classica, ma anche il più marcio degli scaricatori di porto.
Eppure, anche questo ultimo straccio di virilità deve ora affrontare la minaccia finocchia! E non sto parlando di un condimento da aggiungere al panino insieme ai cetriolini e al ketchup...

McDonald’s ha scelto di supportare la causa omosessuale, appoggiando anche i matrimoni gay, invece di restare neutrale, e così l’AFA (American Family Association) ha deciso di punirlo col boicottaggio, dato che - è risaputo - le grandi imprese non devono pronunciarsi in merito a questioni culturali, soprattutto se si tratta di aziende aventi a che fare con il soddisfacimento delle buie viscere, che di aulico hanno ben poco.
Signori, quale seria minaccia! Al Mondo c’è qualcuno che oltre a pensare che la mattina ci svegliamo in un letto di piume di struzzo (sulle note di Hot Stuff e vestiti di un solo tanga, ovviamente) teme anche che noi si miri a sposarci nei fast-food, dato che né in chiesa né in comune ci è stato concesso!

L’AFA è, d’altra parte, una associazione famosa per due cose: il suo amore sviscerato verso i gay e la natura specifica delle proprie battaglie, che (per scelta) valgono la pena di essere combattute solo se particolarmente ridicole. Pensiamo ad esempio al boicottaggio contro la Walt Disney, rea di aver propinato ai pargoli dell'universo mondo un modello di vita omosessuale. Nei miei ricordi di bambino Topolino continua a frequentarsi platonicamente con Minny, Paperino con Paperina, e Zio Paperone sfugge con costanza dalle pesanti avances di Brigitta, poiché ad una certa età non si può cedere agli sconvenienti doni dell’amore... Nei miei ricordi, la sirenetta Ariel è sempre una femminuccia innamorata di un principe, e il Re Tritone un distinto signore ultraconservatore. Cosa poi ci sia di gay in Pochaontas (100% donna), o in Tarzan, ancora mi sfugge...

Ad ogni modo, invece di manifestare contro McDonald’s per la sua cucina non propriamente sana, in un paese in cui un individuo su tre è obeso, per essere meno scontata l’AFA scende in campo per punire la catena di fast food in quanto colpevole non solo di aver le mani sporche di olio stantio, ma anche di aver inficiato l'aria delle proprie cucine col miasma del Peccato.
Probabilmente, così come l'AFA pensava che Timon e Pumbaa de Il Re Leone fossero una coppia di fatto velata, che i topolini di Cenerentola altro non fossero che gay stilisti e modaioli, o che le feste organizzate dal granchio Sebastian fossero dei gay pride mascherati da fish pride, ora trema al solo pensiero che Ronald McDonald (il pagliaccio mascotte del fast food) possa celebrare matrimoni gay tra un Happy meal e l’altro.

Se queste son le premesse e se l'AFA è sul serio seguita da qualcuno, io proporrei di usare queste fobie per spingere l’uomo a liberarsi di alcuni dei suoi vizi più nocivi, quali il fumo: facciamoci finanziare dalle più importanti marche di sigarette e spingeremo migliaia di persone a smettere di fumare sostituendo alle solite targhette stile “Il fumo nuoce a te e a chi ti sta intorno” la frase “Il fumo non solo nuoce a te e a chi ti sta intorno, ma permette ai finocchi di sposarsi.”

mercoledì 6 agosto 2008

"Matador" e "Synchronicity": dopo "High School Musical", la Disney diventa sempre più “simpatizzante”.

Certo... abbinare la Disney, leader mondiale nell’intrattenimento delle famiglie "tradizionali", e il mondo omosessuale, ad alcuni può sembrare una forzatura. Eppure anche nella lunga storia dello studio di animazione non sono mancati richiami al mondo queer e collaborazioni con artisti omosessuali. La tendenza è oggi più forte che mai. Se i personaggi dei cartoon Warner Bros (seguiti quasi cinquant’anni dopo da Roger Rabbit) sbaciucchiavano i “colleghi” e si vestivano da donna più per far ridere che per dar scandalo, anche la scuderia disneyana ci aveva messo del suo con personaggi quali l’ormai dimenticato Drago Recalcitrante, che secondo lo storico dell'animazione John Canemaker trae ispirazione dagli “stereotipi sui dandy ottocenteschi”, o con i più moderni Timon e Pumbaa, le cui voci originali (Ernie Sabella e Nathan Lane) fecero coming out durante i festeggiamenti per l’uscita del film, per finire con i recenti Jumba e Pleakley di “Lilo & Stitch”, personaggi che si vestono da donna e si fingono una coppia.

Se questi sono dei semplici richiami, mai apertamente confessati, la Disney ha fatto passi più decisi. schierandosi istituzionalmente a favore del mondo GLBT ospitando annualmente nei diversi parchi un pubblico squisitamente e dichiaratamente omosessuale durante la settimana chiamata “Gay Days”, dando il via ad una specie di Pride (con un notevole ritorno economico, anche dalla vendita di gadget “tematizzati”, tra i quali segnaliamo delle squisite bandiere rainbow dalla forma di Topolino). Disney World, inoltre, organizza in ogni periodo dell’anno matrimoni, sia per etero che per omosessuali.

Recentemente anche nel campo dei film dal vivo (con attori in carne ed ossa) si sono registrate delle evoluzioni in questa direzione: nel cast di “High School Musical” appare un personaggio, Ryan Evans (interpretato da Lucas Grabeel) che nel primo film della trilogia mostrava al mondo la propria forte passione per i cappelli stravaganti, le paillettes e le coreografie, e invitava a ballare un ragazzo con una forte passione per il baseball e una repulsione per la danza... C’è da chiedersi cosa potrà succedere nel terzo capitolo...

Pare comunque che nelle prossime produzioni in programma la Disney non voglia cambiare registro, come si capisce dall'annuncio recente dell'uscita di “Matadors” (sul mondo del basket) e “Synchronicity” (su quello del nuoto sincronizzato). In merito alla prima pellicola, la major ha detto che il film è basato sulla vera storia dei Chicago Bulls: una troupe maschile di cheerleader, fan accaniti dell’omonima squadra. Dal tono chiaramente comico, “Matadors” sarà accompagnato da diversi numeri musicali, le cui elaboratissime coreografie saranno affidate a Anne Fletcher, compagna della produttrice Jennifer Gibot (Adam Shankman sarà coproduttore).

Quanto al secondo film, sebbene non sia ancora stato scritto il copione, l’idea lascia immaginare un’imitazione, in versione maschile, dei film che vedevano protagonista Esther Williams, con l’unica differenza che qui il registro sarà caratterizzato, secondo la regista, da una comicità alla Will Ferrell o alla Ben Stiller. Anche se è ancora presto per dire se queste produzioni arriveranno sullo schermo, grande o piccolo che sia, appare già evidente la scelta “politically convenient” di non esplicitare palesemente se i personaggi siano omosessuali o meno (a differenza di quello che avviene in molti titoli di altre major).

C’è da chiedersi se queste produzioni, dedicate prevalentemente a bambini e famiglie, non aiuteranno a rompere dei taboo e a far percepire come normali comportamenti oggi ancora mal additati.

venerdì 25 luglio 2008

Tom of Finland e Joe Phillips: due artisti a confronto.

Due artisti, che non potrebbero essere più differenti tra loro, hanno in comune la passione per l’illustrazione di scene di vita, prevalentemente a sfondo erotico, di ragazzi omosessuali.
Un raffronto tra questi disegnatori è possibile, secondo me, perché essi rappresentano due poli di una gamma molto vasta nella quale possono essere inseriti tanti altri artisti che condividono la loro passione.

Tom of Finland, all’angrafe Touko Laaksonen, nasce a Kaarina in Finlandia, nel 1920. Cresce in un contesto sociale altamente omofobo nel quale il giovane artista è costretto tenere nascosta sia la sua inclinazione sessuale sia la propria produzione artistica. Lo stesso Tom ritenne in seguito opportuno distruggere tutte le opere giovanili prima di prestare servizio nella Seconda Guerra Mondiale.
Completamente diverso, invece, il contesto nel quale è vissuto e ha operato Joe Phillips, nato nel 1969 a San Diego, e da sempre appassionato di arte. Avendo frequentato istituti artistici, iniziò a lavorare alla David Anthony Kraft's Comics Interview, per poi fondare una dei più importanti centri di produzione fumettistica della zona: gli Gaijin Studios. L’ambiente fumettistico però non corrispondeva a quelle che erano le aspirazioni del giovane Phillips, che dopo pochi anni abbandonò i Gaijin Studios per andare a lavorare per XY Magazine, una popolare rivista gay. Qui l’interesse di Phillips iniziò a spaziare dai fumetti alle illustrazioni e ai lungometraggi d’animazione.
Da queste brevi biografie si possono cogliere le grandi differenze dei contesti sociali e temporali che influenzarono le produzioni artistiche dei due disegnatori.

La vita travagliata di Tom e le sue tensioni interne portarono alla raffigurazione di scene di vita molto intense, dove è l’impeto sessuale a prendere il sopravvento, e dove molto frequenti sono le raffigurazioni di stupro e scene leather. La presenza di poliziotti e vagabondi ci ricorda che i personaggi sono sempre divisi da un rigido sistema gerarchico, che si riflette nei rispettivi ruoli di predatori e prede, di dominatori e dominati. Ad alimentare ed esasperare la crudezza delle proprie rappresentazioni si aggiunge la scelta stilistica di Tom di non ricorrere mai al colore e di non rifinire mai i propri disegni con inchiostri o chine. Le ambientazioni dei diversi fumetti sono quasi sempre di carattere urbano, ma, anche nel caso in cui Tom sceglie per sfondo giungle esotiche, il sistema gerarchico si ripropone attraverso le etnie a cui appartengono i personaggi: l’eroe di questi racconti è una versione gay di Tarzan che deve lottare con una tribù di aborigeni per conquistare l'amore di un giovane ragazzo bianco. Gli aborigeni all'inizio si dimostrano bellicosi ma poi, una volta dominati dal protagonista, si lasciano allegramente sottomettere. Completamente opposta all’arte di Tom, quella di Joe Phillips ha il colore per vero protagonista tanto che quasi sempre il disegnatore ricorre all’utilizzo del computer per rifinire i suoi disegni. Tutto il sistema gerarchico su cui si basa l’arte di Tom of Finland viene qui a mancare: mancano totalmente stupri e richiami all’universo del leather, rimpiazzati qui da una strizzata d’occhio allo stile delle pin-up girls degli anni ’40, ’50 e ’60. I protagonisti sono ragazzi, soprattutto americani, che si pongono tra loro ad un livello paritario; ad essere raffigurate sono sempre scene positive e serene. Anche la rappresentazione del divertimento sfrenato, anche con scene di sesso di gruppo, è sempre accompagnata da facce sorridenti, da corpi che si sfiorano e da baci la cui intensità lascia presagire il comune accordo tra i partner.

Alla base delle produzioni artistiche ci sono sicuramente due esigenze molto differenti: da una parte quella di voler legare l’amore omosessuale ad una dimensione segreta e inconfessabile, dall’altra l’esigenza di voler slegare l’amore omosessuale da qualsiasi vincolo e considerarlo un qualcosa di positivo a livello sociale, da vivere in piena libertà.
La differenza è secondo me dovuta all’appartenenza a due generazioni diverse, quella precedente che sentiva l’esigenza di una rivendicazione sociale che, con la forza, affermasse i diritti dei gay e l’integrazione della società omosessuale nell’intera comunità, e quella successiva (soprattutto californiana) che pur mantenendo quell’esigenza ha preferito vivere liberamente l’omosessualità, nella semplice vita di ogni giorno.


Le immagini sono state utilizzate a scopo di critica a norma dell’articolo 70 legge 22 aprile 1941 numero 633 e successive modifiche. Le suddette immagini appartengono ai relativi proprietari.