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martedì 30 settembre 2008

Bad movies we love - Il mago di Oz turco

Si avete letto bene! Negli anni 70 un simpatico manipolo di produttori turchi ha pensato bene di realizzare una versione locale dell'immortale capolavoro della MGM. In realtà si tratta di un remake velato: il titolo esatto in turco è "Ayşecik ve Sihirli Cüceler Rüyalar Ülkesinde" che nella nostra lingua suona pressappoco come "La piccola Ayşecik e i magici nanetti nella terra dei sogni". Il cambio di titolo fu dettato dalla necessità di evitare grane legali con la MGM, ma è ovvio quanto ogni singolo elemento del film sia lì solo per richiamare l'immortale capolavoro con Judy Garland. Certo, in questo remake qualche differenza rispetto all'originale c'è...

La trama a grandi line è questa: Aysecik, una leggiadra ragazzina di approssimativamente 12 anni (ovviamente nel film è interpretata da un’attrice che di anni ne dimostra almeno 35 ed è leggiadra più o meno come Wanna Marchi quando pubblicizzava i suoi scioglipancia), vive in una fattoria situata in una remota, brulla e semi-desertica regione turca. Dopo che un tornado si è abbattuto sulla sua casa, la nostra eroina si trova proiettata in un mondo fantastico (curiosamente anch’esso remoto, brullo e semi-desertico) abitato da fastidiosissimi nanetti.

I nostri piccoli amici in un batter d’occhio la incoronano loro nuova regina, dopodiché la cacciano dal loro ridente paesino: in fondo, la storia deve andare avanti in qualche modo! Così la Dorothy ottomana intraprende un lungo viaggio alla volta della mitica Città di Smeraldo seguendo un improbabile sentiero giallastro (per mancanza di fondi, al posto del mitico “yellow brick road” i produttori optano per una semplice stradina di terra battuta, più tendente al marron che al giallo).

Ora: per circa 45 minuti Aysecik attraversa un’indefinita boscaglia dove incontra nell’ordine:
  • un effeminatisimo uomo di paglia.
  • un laghetto pieno di alghe e altre schifezze che la nostra eroina ammira per un buon 5 minuti come se stesse contemplando la cosa più bella del mondo.
  • un imbranatissimo uomo di latta.
  • sempre lo stesso desolante laghetto ma, dato che il regista lo inquadra da un'altra angolazione, noi dovremmo fingere si tratti un lago totalmente diverso.
  • un attore con un pigiama marrone e un po’ di pelliccia intorno al collo che cerca goffamente di spacciarsi per leone codardo. Ovviamnte la nostra Dorothy ci casca in pieno e non c'è da stupirsi: una che scambia una fogna a cielo aperto per un lago è davvero disposta a credere a tutto!
  • di nuovo lo stesso putrido laghetto. L’entusiasmo della nostra eroina sembra essere notevolmente scemato: al terzo laghetto è normale mostrare segni di sfinimento.
Finalmente dopo quelle che ci sono sembrate 5 ore di film (in realtà sono a mala pena passati 50 minuti) vediamo la terribile strega dell’ovest (che sempre per problemi di copyright è stata ribattezzata Kötü Cadi, la Strega del Sud). Ci basta un colpo d’occhio per capire come mai Kötü non è apparsa prima nella pellicola: il trucco è talmente dilettantesco e la recitazione talmente sopra le righe che gli stessi produttori si devono essere vergognati di mostrarcela, tenendola giusto per le scene in cui non se ne poteva fare a meno.

Come da copione Dorothy alias Aysecik sconfigge la cattivona gettandole addosso dell’acqua così che lei, al contatto con il liquido, si sciolga all’istante. Incredibile a dirsi, ma la cosa accade sul serio! Per realizzare il trucco da strega i truccatori hanno evidentemente utilizzato semplicemente un po' di pongo attaccandolo al viso dell'attrice con della colla di infima qualità. E' perciò abbastanza normale che un tale papocchio si squagli in un nanosecondo ottenendo però un notevole effetto speciale.
Tutto è bene quel che finisce bene: Aysecik può tornare nella sua desolatissima fattoria dove lavorerà per il resto della propria vita ridotta in semi-schiavitù dagli amorevoli genitori, Oz è libero dalla cattivissima strega del Sud (e non è detto che, di lì a poco, il suo ruolo verrà sostituito da una più operosa strega del Nord, così da far felici i nanetti che alle ultime elezioni hanno votato Lega), il leone, l’uomo di latta e lo spaventapasseri festeggiano la partenza di Aysecik (probabilmente anche loro non ne potevano di questa ebete dallo stupore facile) e lo sconsolato spettatore può finalmente spegnere il proprio apparecchio televisivo felice di essere stato testimone di uno dei peggiori film della storia del cinema.

mercoledì 6 agosto 2008

"Matador" e "Synchronicity": dopo "High School Musical", la Disney diventa sempre più “simpatizzante”.

Certo... abbinare la Disney, leader mondiale nell’intrattenimento delle famiglie "tradizionali", e il mondo omosessuale, ad alcuni può sembrare una forzatura. Eppure anche nella lunga storia dello studio di animazione non sono mancati richiami al mondo queer e collaborazioni con artisti omosessuali. La tendenza è oggi più forte che mai. Se i personaggi dei cartoon Warner Bros (seguiti quasi cinquant’anni dopo da Roger Rabbit) sbaciucchiavano i “colleghi” e si vestivano da donna più per far ridere che per dar scandalo, anche la scuderia disneyana ci aveva messo del suo con personaggi quali l’ormai dimenticato Drago Recalcitrante, che secondo lo storico dell'animazione John Canemaker trae ispirazione dagli “stereotipi sui dandy ottocenteschi”, o con i più moderni Timon e Pumbaa, le cui voci originali (Ernie Sabella e Nathan Lane) fecero coming out durante i festeggiamenti per l’uscita del film, per finire con i recenti Jumba e Pleakley di “Lilo & Stitch”, personaggi che si vestono da donna e si fingono una coppia.

Se questi sono dei semplici richiami, mai apertamente confessati, la Disney ha fatto passi più decisi. schierandosi istituzionalmente a favore del mondo GLBT ospitando annualmente nei diversi parchi un pubblico squisitamente e dichiaratamente omosessuale durante la settimana chiamata “Gay Days”, dando il via ad una specie di Pride (con un notevole ritorno economico, anche dalla vendita di gadget “tematizzati”, tra i quali segnaliamo delle squisite bandiere rainbow dalla forma di Topolino). Disney World, inoltre, organizza in ogni periodo dell’anno matrimoni, sia per etero che per omosessuali.

Recentemente anche nel campo dei film dal vivo (con attori in carne ed ossa) si sono registrate delle evoluzioni in questa direzione: nel cast di “High School Musical” appare un personaggio, Ryan Evans (interpretato da Lucas Grabeel) che nel primo film della trilogia mostrava al mondo la propria forte passione per i cappelli stravaganti, le paillettes e le coreografie, e invitava a ballare un ragazzo con una forte passione per il baseball e una repulsione per la danza... C’è da chiedersi cosa potrà succedere nel terzo capitolo...

Pare comunque che nelle prossime produzioni in programma la Disney non voglia cambiare registro, come si capisce dall'annuncio recente dell'uscita di “Matadors” (sul mondo del basket) e “Synchronicity” (su quello del nuoto sincronizzato). In merito alla prima pellicola, la major ha detto che il film è basato sulla vera storia dei Chicago Bulls: una troupe maschile di cheerleader, fan accaniti dell’omonima squadra. Dal tono chiaramente comico, “Matadors” sarà accompagnato da diversi numeri musicali, le cui elaboratissime coreografie saranno affidate a Anne Fletcher, compagna della produttrice Jennifer Gibot (Adam Shankman sarà coproduttore).

Quanto al secondo film, sebbene non sia ancora stato scritto il copione, l’idea lascia immaginare un’imitazione, in versione maschile, dei film che vedevano protagonista Esther Williams, con l’unica differenza che qui il registro sarà caratterizzato, secondo la regista, da una comicità alla Will Ferrell o alla Ben Stiller. Anche se è ancora presto per dire se queste produzioni arriveranno sullo schermo, grande o piccolo che sia, appare già evidente la scelta “politically convenient” di non esplicitare palesemente se i personaggi siano omosessuali o meno (a differenza di quello che avviene in molti titoli di altre major).

C’è da chiedersi se queste produzioni, dedicate prevalentemente a bambini e famiglie, non aiuteranno a rompere dei taboo e a far percepire come normali comportamenti oggi ancora mal additati.

mercoledì 30 luglio 2008

Bad movies we love - La casa sulla collina di paglia

Bad movies we love
ovvero
una lista di pellicole che vanno ben oltre il trash! Opere talmente brutte, goffe e approssimative da essere quasi geniali...

Film che brillano per la totale mancanza di talento dei cineasti che li hanno realizzati.

Pellicole che rimangono nella memoria per l'imbarazzante inadeguatezza degli attori protagonisti.

Noi non cerchiamo lo stracult alla Marco Giusti... no! I film che vi presentiamo in queste pagine sono esteticamente talmente splatter che farebbero inorridire perfino Tarantino! Non sono trash: sono semplicemente, deliziosamente e oltraggiosamente camp!

Per dirla come i futuristi:
vogliamo cantare l'amor per il pericolo (e alcuni di questi film hanno messo in serio pericolo la nostra sanità mentale, fidatevi),
l'abitudine all'energia (e ce ne è voluta davvero molta di energia per rimaner svegli fino alla fine),
la temerarietà (caratteristica che di certo non manca a chi si arrischia a visionare questi gioielli della cinematografia internazionale!!).

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La casa sulla collina di paglia (1976) di James Kenelm Clarke.

Orribile filmetto sexy-horror che James Kenelm Clarke, regista inglese specializzato in film di serie Z, scrive e dirige in fretta e furia nei mesi a cavallo fra il 1975 e il 1976.
Il film nasce dalla volontà di sfruttare il clamore sollevato dal violentissimo Cane di paglia che Sam Peckinpah girò cinque anni prima e, allo stesso tempo, di cavalcare l'ondata di film erotici che andavano per la maggiore nel Regno Unito in quell'epoca.

Così a fianco di due volti familiari del cinema a basso costo (Linda Hayden e soprattutto il gayo Udo Kier), Clarke assolda la (porno) stella nascente Fiona Richmond. Per lei ordisce una raffinatissima sceneggiatura: la fanciulla passa un terzo del film ad amoreggiare con chiunque le capiti sotto tiro (che siano uomini o donne poco importa visto il carattere democraticissimo della avvenente Fiona), un terzo a cercare di uccidere chiunque le capiti sotto tiro (e anche in questo caso apprezziamo che la giovine non faccia distinzioni di genere) e per il tempo restante se ne sta nella sua stanza a masturbarsi guardando la foto del marito, morto prematuramente (dopo tanta attività anche i serial-killer ninfomani meritano un po' di relax, diamine!).

Il film è infarcito di interminabili dialoghi che spesso sfiorano il ridicolo. Per esempio, subito dopo la prima, lunga scena di masturbazione la Richmond e Udo Kier si scambiano queste battute pregne di significato:

Lui: Everything's all right?

Lei: Fine

Lui: You've been a long time

Lei (mordendo voluttuosamente un biscotto): In coming?

D’altronde solo pochi minuti prima, in occasione del loro primo incontro, i due si erano scambiati queste battute pregne di significato.

Lui: Hai un fidanzato?
Lei: Non in questo momento.
Lui: Marito?
Lei: Lo avevo.
Lui: Divorziato?
Lei: No. Ucciso
Lui: Ti piacciono le ragazze?

Dopo di che Lui infila la mano nel reggiseno di Lei, un vero gentiluomo.
D’altronde credo che anche monsignor della Casa raccomandasse di informasi delle tendenze bisessuali delle novelle vedove...

Il film non ebbe particolare successo e fu presto dimenticato, salvo poi ritornare agli onori della cronaca agli inizi degli anni ‘80 quando, in occasione della riedizione in videocassetta, la commissione di censura inglese lo inserì fra i film banditi e ne confiscò tutte le copie in circolazione.

Visto oggi il film ha perso gran parte della sua gratuita provocatorietà. Dopotutto si vedono più nudità e si sentono più assurdità in una puntata di Veline. Col vantaggio, però, che almeno in questo genere di film non imperversa Ezio Greggio… almeno per il momento...