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venerdì 12 settembre 2008

A Normal Heart


Larry Kramer. foto di David Shankbone
Nel 1985 Larry Kramer, talentuoso commediografo e membro fondatore di ACT UP una delle prima associazioni gay che si sono occupate attivamente della prevenzione all'AIDS, scrisse A Normal Hear, una delle primissime commedia a trattare apertamente di AIDS e di come questo virus abbia radicalmente cambiato la vita di milioni di gay e lesbiche.

Malgrado A Normal Heart si stato rappresentato più volte in tutto il mondo in Italia non è mai stato messo in scena da nessuna compagnia teatrale.

Vi proponiamo qui di seguito una delle scene più toccanti della commedia: un magnifico monologo in cui Bruce, uno dei protagonisti, annuncia a Ned, suo caro amico e come lui militante di ACT UP, la recente morte del proprio compagno.

La commedia è ambientata nei primi anni 80, anni in cui di AIDS si poteva morire nel giro in pochi mesi, anni in cui non cerano tutti i medicinali e le cure che i siero-positivi di oggi hanno a disposizione. Oggi, per fortuna, le cure mediche assicurano una speranza e qualità di vita maggiore.

Da “A Norml Heart” di Larry Kramer.

BRUCE
Albert è morto [...] E' morto da una settimana [...] Nessuno sapeva che gli mancasse così poco. Non lo ha detto a nessuno. Sai perché? Per me. Perché sapeva che ero così spaventato. E' colpa mia. Fanno tre persone con cui sono stato e che sono morte. Sono andato dal dottore, l'ho scongiurato: fammi il test adesso, per favore dimmi se sono io che gli l'ho attaccato. Ha detto che non poteva, non c'è modo di saperlo perché non sanno ancora cosa cercare. Albert, l'ho amato più di tutti, e se ne è andato così in fretta. Sua madre voleva che tornasse da lei a Phoenix, prima di morire, me lo ho chiesto la settimana scorsa quando ormai era chiaro, il dottore mi ha dato il permesso, lo abbiamo imbarcato su un aereo con l'ambulanza. Il pilota si è rifiutato di decollare, io ho puntato i piedi, saresti stato fiero di me, fin che non è arrivato un altro pilota. Poi, dopo il decollo, Albert ha perso la testa, non mi riconosceva più, non sapeva più dov'era o dove stessimo andando, e poi, li sull'aereo è diventato.... incontinente. Si è fatto tutto nei pantaloni e sulla poltrona, tutto, pipì, merda, di tutto. Ho afferrato la nostra valigia, ho cercato di pulire con la prima cosa che ho trovato, con i nostri vestiti... la gente ci guardava, disgustata. Gli ho stretto la mano, gli ho detto, "Albert, ti prego, basta, cerca di trattenerti. Ti prego, fallo per noi. per Bruce e Albert." Siamo arrivati a Phoenix, c'era una camioncino della polizia ad aspettarci e tutti i poliziotti avevano delle tute di protezione, tutti coperti di gomma, sembravano degli astronauti del cazzo. Quando siamo arrivati all'ospedale dove sua madre aveva fatto preparare una stanza, Albert era morto.

(NED si avvicina)

Aspetta. Ora viene il bello! I dottori dell'ospedale si sono rifiutati di visitarlo, non hanno voluto rilasciare il certificato di morte, e senza il certificato i becchini non possono portarlo via, e anche la polizia si è rifiutato di toccarlo. Alla fine un inserviente lo ha preso, lo ha messo in un grosso sacco della spazzatura e chi ha segno di seguirlo. Lo ha portato sul retro, dove sta la spazzatura. Mi ha detto "Hey, amico. Ti ho fatto un favore, no? Te l'ho portato fuori, ora sgancia 50 dollari". L'ho pagato e poi io e sua madre lo abbiamo caricato in macchina, siamo andati da un agenzia di pompe funebri "abusiva"... lo ha cremato per 1.000 dollari, senza farci domande, senza chiederci niente..
(NED abbraccia BRUCE)
Ti spiace se passo la notte sul tuo divano? Solo una notte, non me la sento di andare a casa stanotte.

Traduzione a cura di Alessandro Martini.
Il testo da intendersi a scopo di critica e studio, a norma dell’articolo 70 legge 22 aprile 1941 numero 633 e successive modifiche. Tutti i diritti appartengono ai relativi proprietari.

mercoledì 20 agosto 2008

Io leggo: Gea e Sigfrido detto "l'orca"

Gea è il personaggio protagonista dell'omonimo fumetto edito da Sergio Bonelli e creato da Luca Enoch, uno dei pochi autori italiani in grado di idearne, sceneggiarne e disegnarne uno interamente da solo. Il fumetto è composto da 18 episodi, usciti con cadenza semestrale tra il 1999 e il 2007.
Gea è un’adolescente apparentemente normale: frequenta un liceo pubblico, segue un corso di Kendo e suona il basso in una band. Quando capita, estrae dal basso una spada e cerca di contrastare creature che tentano intrusioni nel mondo degli umani: la ragazza è infatti un “baluardo”, cioè fa parte di una elite combattente che esiste da sempre e cerca di preservare l’equilibrio della Terra, da sempre minacciato da creature di altre dimensioni (in particolare dalla genia detta dei “demoni”).
Il punto forte di questo fumetto è che, attraverso un viaggio nelle mitologie e nei simboli dell’antichità, propone tematiche estremamente attuali: i migranti, l’integrazione, la diversità e infine – soprattutto – la guerra. Questi “intrusi” nella nostra dimensione, infatti, sono quasi sempre figure tragiche, costrette a fuggire da un mondo in declino e male accolte sul nostro piano d’esistenza. Oppure, come capirà Gea, hanno ragioni storiche e profondamente identitarie per tentarne la conquista della Terra.
Enoch tratta quindi della diversità e delle varie reazioni dell’uomo di fronte a questa. Come Gea e il lettore dovranno imparare anche “il nemico” ha le proprie ragioni d’agire e d’essere.
Enoch tuttavia non si limita ad analizzare la diversità dei migranti ma parla anche di differenze religiose (il capo della polizia è musulmano), di abilità (Leonardo, l’amico “con privilegi” di Gea è su una sedia a rotelle) e di orientamento sessuale. E qui arriviamo al punto che ci interessa.
Da subito, infatti, facciamo la conoscenza di uno dei personaggi gay più simpatici e positivi che io abbia mai incontrato non solo nella letteratura ma anche nella vita reale: Sigfrido. Capelli rossi, giocatore di hockey, studente di medicina e dichiaratamente “orso”, è amico di Gea nonché trainer di Leonardo. Sigfrido ha un ruolo secondario nell’economia del racconto e spesso è protagonista di scene che hanno la funzione di sdrammatizzare la trama dell’albo.
Caratteristica di Enoch è sempre stata quella di creare personaggi che, nella loro psicologia e nelle loro azioni, sono ben poco “letterari”: il successo di Gea sta molto probabilmente nell’equilibrio tra storia fantastica e personaggi estremamente reali, nei quali molti possono identificarsi.
Sigfrido non fa eccezione: è uno dei personaggi omosessuali più veri, meglio caratterizzati e meno stereotipati del fumetto italiano e della stampa d'intrattenimento in generale (sia che abbiano l’immagine defilippiana del gay nostrano o quella di certi personaggi di Will e Grace).
Così Gea, che va più che altro letto per la sua freschezza e per la profondità delle tematiche generali offerte, ci dà il piacere di incontrare un personaggio gay per niente stereotipato e fuori dagli schemi. Soprattutto fuori dagli schemi gay.
Se voleste approfondire, potere recuperare il numero di Pride del Marzo 2007, dove compare un'intervista dove Enoch parla proprio di Sigfrido.

Tutte le immagini di questo post sono tratte dai fumetti editi da Sergio Bonelli editore.

mercoledì 23 luglio 2008

Io leggo: Alex Sanchez: Rainbow Boys, Rainbow High e Rainbow Road

Siamo anche capaci di leggere! Questo è ciò che ci proponiamo di dimostrare con questa rubrica. Il titolo dice già tutto: “Io Leggo” e non si tratterà solamente di libri a tematica gay (come quello qui sotto) o di racconti erotici, ma di tutto ciò che noi riteniamo valga la pena di essere almeno sfogliato. Detto questo, prendete e leggetene tutti.

Parlare di questa trilogia in un blog che tratta di tematiche omosessuali sembra quasi scontato, tuttavia non ho scelto questo libro perché i protagonisti sono tre ragazzi gay, ma per la facilità con cui è possibile immedesimarsi nei personaggi.

Ciascuno di noi ha pensato, almeno una volta, a come sarebbe stato bello scoprire che il compagno di classe o il collega che guardavamo per gran parte del tempo di nascosto durante le lezioni, ricambiava in realtà i nostri sentimenti; Rainbow Boys (insieme ai i suoi due sequel) utilizza questa fantasia come punto di partenza per raccontare le esperienze e le avventure di tre ragazzi.

Sin dalla scelta dei personaggi Alex Sanchez pare voler mostrare come l’omosessualità abbia una serie di sfaccettature che spesso non è possibile (o non si vuole?) vedere, anche a causa dei paradigmi utilizzati dai media, che semplificano eccessivamente quello che invece è un mondo complesso e ancora poco conosciuto al grande pubblico.

Pur trattando di omosessualità, Sanchez non ne privilegia un aspetto in particolare, ma tenta, invece, di mettere in mostra problematiche, gioie e dolori, che tutti noi conosciamo e che garantiscono un grande tasso di compartecipazione alle vicende dei tre protagonisti.

Tutto è affrontato da tre punti di vista diversi, due totalmente opposti e uno nel mezzo, quasi una sorta di mediatore fra gli estremi: in questo modo ogni situazione appare esplorata in tutte le sue possibili sfaccettature, evitando di divenire stereotipata.

I tre romanzi possono essere visti anche come il racconto della formazione di Jason, uno dei tre protagonisti, che inizialmente, non riconoscendosi nel modello gay veicolato dai mass media e dalla società, reprime la propria omosessualità; successivamente, però, impara a prendere coscienza di sé e della sua identità, fino ad arrivare alla piena accettazione.

I primi due libri raccontano le vicende dei tre ragazzi alle prese con l’ultimo anno di liceo, parlano dei primi amori, dei coming-out con le famiglie e gli amici, delle reazioni di questi e delle prime conquiste in ambito scolastico nel contrastare l’omofobia. Il terzo volume, invece, vede Jason, Kyle e Nelson protagonisti di un viaggio nel quale si “scontreranno” con diverse realtà GLBT:si troveranno ad avere a che fare con una ragazza transessuale, una coppia gay che vive una relazione stabile e con un’intera comunità di “fate”, tanto per citare alcuni episodi.

Sicuramente la trilogia Rainbow non potrà essere definita un capolavoro, tuttavia non si può negare che abbia un approccio molto realista, capace di fornire diversi spunti di riflessione e di parlare anche a chi, al contrario di Jason, si trova già alla fine di quel percorso che spesso difficile e tortuoso.