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lunedì 25 maggio 2009

Storia minima dell'HIV nel cinema: i "capisaldi" del genere /2

...segue (la prima puntata è qui)

Philadelphia (1993) di Jonathan Demme

Finalmente nel 1993 anche Hollywood decide di trattare, a suo modo, il tema AIDS. Grande budget, protagonisti due star di prima grandezza come Tom Hanks e Danzel Wahsington (prima di loro Daniel Day-Lewis, Michael Keaton, Andy Garcia, Bill Murray e Robin Williams avevano rifiutato il ruolo) più un contorno di grandissimi caratteristi, tutti al servizio di regista talentuoso.
La storia è alquanto semplice: un ricco e affermato avvocato gay (velato) di Philadelphia perde il lavoro quando nel suo studio si viene a sapere che ha contratto il virus dell'HIV. Quando decide di far causa ai sui datori di lavoro l'unico disposto a rappresentarlo in giudizio è un giovane avvocato afro-americano decisamente omofobo. Durante il processo i due avranno modo di conoscersi meglio è diventare amici.
Le regole della settima arte non sono precise e “matematiche” come quella della chimica o della culinaria: sommando ingredienti di prima qualità qualche volta il risultato è una pietanza alquanto piatta e insapore. Il film non va mai oltre la professionalità: lodabili le interpretazione dei protagonisti (Hanks si aggiudicò anche un Oscar per un'interpretazione accorata anche se spesso un po' troppo sopra le righe), pulita e lineare la regia, chiara semplice la sceneggiatura. Anche questo film soffre di una struttura troppo didascalica; da un lato cerca di presentare il dramma dell'AIDS nel modo più realistico possibile ma dall'altro non rinuncia mai ad essere sempre politicamente corretta ad oltranza, soprattutto per non alienarsi i favori del grande pubblico: a non scontentare nessuno, certe volte, si scontentano tutti.
Inoltre sia in "Philadelphia" che in "Che mi dici di Willy?" gli unici malati di AIDS sono o omosessuali o drogati o emofiliaci, un po' come se l'AIDS riguardasse solo queste categorie.


Le notti selvagge (1992) di Cyril Collard

Quando "Le notti selvagge" usci nei cinema di tute Europa fu accompagnato da innumerevoli polemiche e ben presto la pellicola spacco in due pubblico e critica. Basta leggere la trama per capire il perché.
Jean, un giovane cine-operatore bisessuale parigino fidanzato un Laura, inizia una relazione clandestina con Sammy, aitante giocatore di Rugby di origine spagnole. Quando Jean scopre di essere sieropositivo decide di non avvertire i propri partner e di continuare ad avere con loro rapporti sessuali non protetti.
Film disperato ma anche incredibilmente sincero: Collard regista e protagonista della pellicola morirà di AIDS pochi mesi dopo che il film raggiunse le sale francesi. "Le notti selvagge" rimane un'opera difficile da digerire oggi come lo fu più di quindici anni fa. Sia chiaro: fare sesso non protetto, specialmente se si sa di essere sieropositivi, è una follia assoluta, un atto criminale; però in diversi passaggi Collard riesce a comunicare al pubblico in maniera diretta e shoccante tutto il dramma di un giovane che, trovatosi faccia a faccia con la morte, non riesce a far a meno di reagire in modo autodistruttivo e nichilista, forse in maniera troppo narcisista ma senza autocompiacimento.


Jeffrey (1995) di Christopher Ashley


Finiamo la nostra mini-rassegna con una divertente e riuscita commedia.
Scritta da Paul Rudnick (stella nascente del teatro Off di New York, autore di "In & Out" e futuro sceneggiatore del delizioso "La donna perfetta") "Jeffrey" è l'adattamento per il grande schermo una riuscitissima e premiatissima pièce teatrale (in Italia fu portato in scena da Fabio Canino) che impose all'attenzione della critica il giovane autore, tanto da meritarsi il soprannome di "the gay Neil Simon" .
Jeffrey, aitante gay e attore fallito, ha una vita sessuale molto intesta ma anche molto stressante da quando l'incubo del HIV ha reso il sesso così rischioso e complicato. Per dare un nuovo senso alla propria esistenza il nostro eroe decide così di non avere più rapporti sessuali e di concentrarsi soltanto sulla propria carriera. Il caso vuole che proprio lo stesso giorno incontri Steve, brillante barman di cui Jeffrey si innamora a prima vista. Quando Steve confesserà a Jeffrey di essere sieropositivo il nostro eroe scapperà a gambe levate per paura di iniziare un rapporto che lui giudica troppo difficile da gestire.
Come è logico aspettarsi da una commedia romantica l'amore alla fine trionferà e Jeffrey capirà finalmente che si può amare anche ai tempi dell'AIDS e che in una relazione la sieropositività di uno dei partner non è un ostacolo insormontabile ma solo una condizione come un'altra.
Scritto con uno stile eclettico, pieno di scene divertenti e di guest star scelte con innegabile gusto camp (su tutti Nathan Lane nella parte di un prete cattolico, gay e ninfomane) "Jeffrey" è un prodotto quasi unico nel panorama dei film GLTB degli ultimi vent'anni: un film finalmente divertente e scorretto in cui non si ride degli omosessuali ma con gli omosessuali; un'opera piena di energia e ottimismo con un messaggio semplice ma rivoluzionario: l'AIDS si combatte anche con l'ironia e la gioia di vivere!

sabato 9 maggio 2009

Storia minima dell'HIV nel cinema: i "capisaldi" del genere


Una gelata precoce (1985) di John Erman


Potrà sembrare strano ma fu la televisione generalista ad a occuparsi di AIDS ancor prima del cinema (in realtà nello stesso anno prima due piccolissime produzione indipendenti americane tratteranno l'argomento, ma di questo ne parleremo nel prossimo post). Nel 1985 la televisione commerciale NBC manda in onda questo TV-movie di due ore che racconta come una coppia piccolo-borghese vede la propria vita completamente stravolta quando uno dei loro figli gli comunica di essere gay e pure sieropositivo.
Gli sceneggiatori non sapevamo come approcciare l'argomento: "Una gelata precoce" assomiglia a mille altri film per la televisione: provate a immaginare il classico polpettone in cui al protagonista viene diagnosticato un cancro, sostituite la parola cancro con AIDS, aggiungete una manciata di luoghi comuni tipici delle produzioni televisive (interminabili liti familiari, l'immancabile scena in ospedale con il dottore stronzo e l'infermiera buona e caritatevole, il finale riparatore e ottimista etc. ) e avrete un'idea di che tipo di prodotto stiamo parlando.
Un'opera bruttina e sgraziata che però rimane fondamentale nella storia del cinema gay e che negli anni ha conservato, nel bene e nel male, un posto nel cuore di gran parte del pubblico omosessuale. A questo va poi aggiunto un interessantissimo cast che non poteva non fra breccia almeno cuori dei gay-cinefili: i ruoli di mamma e papà furono affidati alla coppia Gena Rowlands e Ben Gazzara, già eroi del cinema indipendente americano, a cui si aggiunse l'ex star di Broadway, Sylvia Sidney nei panni di una dolce e comprensiva nonnina.



Che mi dici di Willy? (1990) di Norman René

Pochi anni dopo "Una gelata precoce" il produttore indipendente Samuel Goldwyn Jr. (figlio del Samuel Goldwin fondatore della M.G.M.) e la TV pubblica americana P.B.S. producono e distribuiscono il primo film sulla AIDS che riesce ad avere una buona distribuzione sia negli Stati Uniti che in Europa.

Le vite di un gruppo di ricchi omosessuali di New York viene stravolta quando su tutti i giornali si comincia a parlare di una nuova malattia che colpisce gay e drogati: è l'inizio di una pandemia che decimerà la comunità gay e cambierà per sempre la vita dei sopravvissuti.
Questa vola il risultato è sensibilmente migliore, anche grazie al lodevole lavoro del regista e dello sceneggiatore, Craig Lucas, molto più empatici sull'argomento: entrambi gay dichiarati vissero in prima persona cio che raccontano nella pellicola (René morirà proprio di AIDS nel 1996).
Ottime anche le prove degli attori: su tutti brilla uno straordinario Bruce Davison che grazie a questo film riceverà diversi importanti premi fra cui un globo d'oro, il prestigioso New York Film Critics Circle Awards, l'Independent Spirit Awards e persino una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. Qualche difetto la pellicola lo ha di sicuro, sopratutto per colpa di una sceneggiatura "a tesi" un po' troppo prevedibile e schematica (diciamo pure didascalica), che la fanno assomigliare troppo ad un'opera per la televisione.

continua...

venerdì 13 febbraio 2009

Viaggio negli USA

Riceviamo da Fabio Bezzi questo post, che pubblichiamo molto volontieri.

Alle persone sieropositive a tutt’oggi è ufficialmente vietato l’ingresso negli USA. Di questo scandalo nessuno parla così anche le persone che potrebbero essere interessante ne rimangono all’oscuro. Solo piccoli trafiletti in riviste dirette ad un pubblico gay ne accennano, mentre le grandi testate nazionali tacciono completamente la notizia.

Il divieto per legge comporta il fatto che se una persona è in terapia farmacologica è costretta a nascondere i farmaci all’ingresso negli Stati Uniti per non essere bloccati poiché gli schemi terapeutici sono uguali in tutto il mondo e i farmaci facilmente riconoscibili. La stessa LILA (Lega Italiana per la Lotta all’AIDS) consiglia questa procedura.

La legge, promulgata nel 1987 e confermata nel 1994 dal Congresso Americano, ha prodotto alcune sgradevoli e pericolose conseguenze, segnalate in una lettera al congresso stesso da ben 160 associazioni: esperti del virus dell’HIV, a loro volta sieropositivi, non hanno potuto presenziare a conferenze tenutesi sul suolo americano, e molti studenti stranieri non si sono sottoposti a controlli per la paura di essere espulsi dal Paese.

Il senatore Kerry, già candidato democratico alla Casa Bianca, e il repubblicano Gordon Smith hanno promosso l’abrogazione di questa norma nella proposta di legge che stanzia 50 miliardi di dollari in 5 anni per la lotta all’Aids in Africa e nei paesi del terzo mondo. Ora si aspetta la firma del presidente Bush per l’abrogazione definitiva, ma a tutt’oggi non ci sono notizie in questo senso. A questo link potete trovare le ultime novità pubblicate in rete: http://www.sieropositivo.it/?channel=26&ID=3446

Il divieto di ingresso per le persone con il virus dell'Aids e' in vigore, oltre che negli Usa, in altre nazioni, tra cui Sudan, Arabia saudita, Libia e Russia. Di seguito il link alla petizione internazionale che si può firmare on-line per chiedere l’abrogazione della norma clikkando su CAMPAGNA ONLINE: http://www.sieropositivo.it/?channel=29&ID=3375

sabato 29 novembre 2008

Stà arrivando ... Poppea!


Mancano pochi giorni a "L'incoronazione di Poppea" la grande serata di beneficenza a Milano, in occasione del World AIDS Day 2008, organizzata da A.S.A. e il cui incasso sarà interamente devoluto al Progetto di Accompagnamento delle persone sieropositive coordinato da A.S.A.

In attesa di questa elettrizzante serata vi proponiamo una raccolta di articoli e post apparsi su vari siti italiani nelle ultime settimane.

Buona lettura...e se avete altre segnalazioni da farci non esitate a inserire un commento.

[...]Il cast sarà protagonista di un vivace spettacolo curato dalla regista Paola Reggiani, che ha trasposto la vicenda presso la corte imperiale giapponese, tra splendidi kimono originali e continue citazioni cinematografiche.
http://www.arcigay.it/citta-unite-contro-hivaids-2008

[...] La data è il 1 dicembre: il World Aids Day, la giornata mondiale contro l'Aids, compie vent'anni. Un appuntamento importante per riflettere e ricordare di non abbassare la guardia e continuare a promuovere iniziative di prevenzione.
Fra i tanti interventi in programma, l'Asa propone [...] a Milano, il 1 dicembre alle 20, a sostegno del progetto di accompagnamento Asa, il Teatro Dal Verme ospita una serata benefica con il celebre ensemble La Venexiana e Claudio Cavina. Si tratta dell'unica tappa italiana della tournée internazionale de L'incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi nel nuovo allestimento curato da Paola Reggiani
http://viaggi.corriere.it/dove_consiglia/eventi/2008/aids_world_day_20/eventi_aids_day_2008.shtml

[...] La sensuale musica di Monteverdi, Cavalli, Sacrati e Ferrari, e lo scabroso ed esplicito libretto di Giovan Francesco Busenello raccontano il trionfo dell'amore in tutte le sue forme nel violento intreccio di sesso, morte e politica che portò all'ascesa al trono di Poppea Sabina accanto all'imperatore Nerone.
http://www.freeblogging.it/in-concerto/progetti-musicali/L-incoronazione-di-Poppea-con-La-Venexiana-Concerto-per-il-World-Aids-Day-2008.html


Il 1 Dicembre p.v., in felice coincidenza con l’apertura della grande settimana di festa e cultura che si chiuderà con la prima della Scala e Sant’Ambrogio, La Venexiana, diretta da Claudio Cavina (vincitori del GRAMOPHONE AWARD 2008), offrirà in una serata di beneficenza presso il Teatro Dal Verme, nel cuore di Milano, l’unica tappa italiana della tournée internazionale della nuova produzione de L’incoronazione di Poppea, attribuita a Claudio Monteverdi.
http://www.mariomieli.org/spip.php?article814


[...] Il dramma racconta con straordinaria efficacia, tra scene comiche e tragiche, il trionfo dell’amore in tutte le sue forme nel violento intreccio di sesso, politica e morte che portò all’ascesa al trono imperiale di Poppea Sabina.
http://www.notiziegay.com/?p=20705

[...] Consigli della settimana:
La Venexiana direttore Claudio Cavina Nerone ossia L'incoronazione di Poppea musica attribuita a C. Monteverdi, Teatro Dal Verme, Milano, 1 dicembre, incasso interamente devoluto ad ASA Associazione Solidarietà Aids;
http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=268406


La Venexiana offre gratuitamente questa rappresentazione alla città di Milano per sensibilizzare il pubblico alle tematiche dell’aids e per raccogliere fondi per i progetti di ASA. Perché questa scelta?
Perché credo che non si possa fare altrimenti! Anzi, credo proprio sia un dovere di noi artisti impegnarsi affinché se ne parli più spesso. La Venexiana ha offerto già due anni fa una rappresentazione di Orfeo a favore di una cooperativa per l’inserimento lavorativo dei disabili mentali. A me sembra impossibile che ci sia ancora un tabù sull’AIDS: è problema riguarda tutti, al di là dell’orientamento sessuale, della classe sociale… al di là qualunque cosa. Stavamo iniziando con il gruppo il lavoro su Poppea quando un mio collaboratore mi ha segnalato l’esistenza di ASA.

intervista a Claudio Cavina
http://cultura.cronacacity.com/?p=172

giovedì 27 novembre 2008

L'aereo

Due uomini, due divise, uno sguardo.

E fu così che i due presero il volo, un'occhiata fu sufficiente. In un attimo di travolgente trasporto abbandonarono le loro postazioni e i loro ruoli, lasciarono a terra le divise e si concessero i corpi.

Sulle ali del desiderio, furono attimi di vera passione, di sconvolgente onestà.

Poi i sorrisi delicati del dopo, le attenzioni morbide dei fiati affannati e dei tratti distesi. E il ritorno alla vita normale, al dovere della sorveglianza, all'imperativo dell'efficienza e della compostezza.

Ma non fu così, una maniglia gli rimase in mano, una porta chiusa e un sorriso impietrito.

Fuori solo una cabina sguarnita.

Vola, quell'aereo. Da solo. Ma in tutto questo attimo di follia sconsiderata c'è una buona notizia, e ve la lascio scoprire guardando il filmato.

giovedì 30 ottobre 2008

Storia di un bacio

Me l'ha detto martedì. Ha scelto di venire in Italia tre giorni per una "vacanza" a casa mia, e me l'ha detto. Io sdraiato a pancia in giù sul letto a leggere, lui appoggiato al pilastro con una tazza di tè in mano. L'ho baciato a lungo, credo cinque, sei minuti filati, senza dire nulla o permettergli di parlare. Non è il mio ragazzo, non lo sarà mai, non mi è mai frullato per la testa che potesse esserlo. Ma quel gesto, che è venuto spontaneo, è in genere quello proprio di due innamorati, uno degli atti più intimi, più carichi di significato che due ragazzi possano compiere. E' quando bacio che mi abbandono ad un altro e lo sento mio per la prima volta.

Non so esattamente perché l'ho fatto così d'improvviso, davvero... e mi sono reso conto solo dopo del significato che quel gesto ha avuto per lui (con le lacrime agli occhi) e per me, che negli ultimi anni ho pian piano superato tutti gli stupidi tabù messimi in testa da mia madre, dal mondo in cui sono vissuto quando il caso scoppiò... perché una cosa è superare razionalmente le cose, un'altra è che di istinto tu sappia cosa fare immediatamente. "Stefano, I'm 22. I'm very hill. I'm hiv positive". Jean, tranquillo, ti aspettano ancora molti baci.

lunedì 27 ottobre 2008

Human Hourglass



Il video della Sidection “The Human Hourglass” riesce, grazie ad un linguaggio metaforico, a comunicare in modo molto diretto messaggi che devono divenire oggetto di riflessione dello spettatore. Il primo importantissimo dato è che davanti all’AIDS siamo tutti uguali, non ci sono divisioni di religione, orientamento, razza, fascia di reddito, pratiche sessuali: siamo nudi.

Questo nemico comune deve poi essere affrontato in tempo, perché colpisce inesorabilmente una massa di corpi indistinta. Le due metà della clessidra, caratterizzate dalla presenza di una luce calda e una fredda, da un movimento e da una stasi, sono divise da un singolo foro dove può passare una sola persona, in modo cadenzato e costante.

Ignorare questo singolo individuo significa anche condannare sé stessi e gli altri. Unire le forze è l’unico modo per prevenire, per fare in modo che una persona non si ritrovi sola a dover affrontare la malattia.

lunedì 20 ottobre 2008

VOLETE CONOSCERE POPPEA?

Sono stato incaricato di parlare di una delle prossime iniziative cui parteciperà (nel suo piccolo) il nostro oramai caro e affezionatissimo circolo di cultura omosessuale: la rappresentazione, in anteprima mondiale, de “L’incoronazione di Poppea” eseguita dal celebre ensemble La Venexiana in occasione del World Aids Day (1 dicembre, per chi non lo sapesse). Questo evento è organizzato da ASA grazie al contributo di alcuni generosi sponsor (BPM, la Provincia di Milano, il CIG-Arcigay Milano, Pier pour hom, Notiziegay.com), e grazie all'appoggio e al lavoro comune e coordinato di istituzioni e associazioni milanesi (la Provincia, l'Assesorato alla salute del comune, il Milk, Lila Milano, Anlaids Lombardia, Matrici Culturali, Musica Reservata).

Un melodramma barocco potrebbe apparentemente destare l’interesse solo di un pubblico ristretto, di nicchia; io sono convinto che, in realtà, ciascuno di noi possa trovare in questa iniziativa un motivo per esserci. Anzitutto i proventi ricavati dalla serata saranno interamente utilizzati dall’ASA (Associazione Solidarità Aids) per un progetto di accompagnamento dei malati di hiv. Una buona causa, quindi. ASA è accanto ai sieropositivi e alle loro famiglie dal 1985, ed ha all'attivo numerosissime iniziative di sensibilizzazione e sostegno pratico e psicologico (www.asamilano.org).

Inoltre, numerose scelte “audaci” (l’ambientazione della regia nel Giappone del dopoguerra, in cui erano mescolati oriente e occidente, con l’allusione a note scene di film hollywoodiani, tanto per fare un esempio) renderanno sicuramente non solo questo spettacolo piacevole, ma sapranno intrigare e appassionare anche chi per la prima volta si accosta al mondo dell'opera.

E ancora, se questo non dovesse essere sufficiente per stuzzicare il vostro interesse, parliamo dei temi de “L’incoronazione di Poppea”, ancora oggi attualissimi, ovvero Sesso e Potere. La trama considera, a differenza di Renato Zero, una serie di triangoli (non necessariamente sessuali...): anzitutto quello tra Poppea, Nerone e Ottone, e poi quello tra Ottone, Drusilla e Poppea, la quale, sfruttando l’amore dell’imperatore, riuscirà a diventare imperatrice ai danni di Ottavia, legittima moglie di Nerone. Potrebbe quindi trattarsi per alcuni di una alternativa nuova agli ormai imminenti show defilippiani, anch’essi ad alta concentrazione di “Poppee”.

I pregi di questo spettacolo sarebbero ancora tanti da elencare (ad esempio i numerosi siparietti comici ricchi di doppi sensi a sfondo sessuale, che non guastano mai) ma per ora preferiamo lasciarvi così, con questo breve assaggio, anche se il primo dicembre non è lontano. Sappiate, comunque, che torneremo ancora a parlare di Poppea prossimamente. Intanto, per i più curiosi, ecco l'indirizzo del sito internet del'evento: http://www.poppeamilano.it/.


I biglietti di ingresso (da 40, 28 e 16 euro) sono in vendita da lunedì 20 ottobre presso:

Pier pour hom, viale Gorizia 14. Tel.: 02.89075230. Dal Martedì al Sabato, dalle ore 11.00 alle 19.30.Domenica e Lunedì dalle ore 14.00 alle 19.00.

ASA, via Arena 25. Tel.: 02 58107084.Dal Lunedì al Venerdì, dalle ore 15.30 alle ore 18.30.

Contribuisci anche tu, e scopri perché "Roma brucia di passione"!

venerdì 10 ottobre 2008

Human Ball



Negli ultimi anni l’AIDS è stato un tema discusso ma, purtroppo, alcune prese di posizione con gli anni si sono rivelate sbagliate. L’allarmismo e il terrorismo psicologico molte volte sono tanto dannose quanto le mancate precauzioni. Negli ultimi anni si è quindi cercato di ricorrere a filmati per illustrare le tematiche legate all'AIDS scegliendo come immagini delle allegorie e dei messaggi precisi, diretti, ma mai catastrofici. In questo video saltano subito all’occhio la povertà di colori dei personaggi virtuali e, sul piano opposto, il canto della madre che accompagna le immagini.

Vengono denunciate sia la velocità sia le dimensioni con i quali il contagio può essere trasmesso ed espandersi, distruggendo ogni cosa, nei paesi in cui non sono garantiti un corretto sistema di informazione, l'accesso diretto ed effettivo alle cure e le reali possibilità di prevenzione. Ciò che, a mio avviso, rende particolarmente rilevante il filmato è il lanciato sul finale, un messaggio purtroppo diffuso troppo poco: è possibile fermare l’AIDS, è possibile arginarlo, è possibile, con le dovute precauzioni, imparare a conviverci.

Ma non sempre si hanno le risorse per farlo, e il video denuncia che per fermare, o almeno frenare, i danni del virus dobbiamo collaborare e fornire i mezzi per farlo anche a chi non li possiede. Non si tratta solo di un impegno sociale, frenare le conseguenze di questa diffusione significa anche un domani avere meno ripercussioni a livello personale.

Sta a noi agire, in qualunque modo si decida di farlo, per sconfiggere un nemico comune.

giovedì 2 ottobre 2008

Mettere le cose in piazza


L'idea era nostra, ve lo giuro! Beh, non era proprio originale, ma vi assicuro che l'abbiamo partorita. Come sempre, ci hanno preso in parola e qualcuno è arrivato prima...

E' sempre stata nostra intenzione parlare in modo forte e originale dell'AIDS, rendere la questione ancor più visibile. C'è chi ci ha battuti, di sicuro stupendo, mettendo letteralmente il tutto in piazza. È successo a New York, nella parte centrale della Grande Mela, dove è stata dedicata una piazza “alle persone con A.I.D.S.”

L'iniziativa solleva domande: è un modo per sensibilizzare, per far capire alla popolazione l'esistenza del problema e per sottolineare magari una certa vicinanza della città, dell'autorità e del potere a tutti gli hiv+? Di questo, si sa, ce n'è sempre un immenso bisogno.

Parto da questa notizia per comunicare che dai prossimi giorni, fino al primo dicembre, il Blog di MILK MILANO aumenterà la propria attenzione sulla tematica delle malattie sessualmente trasmissibili e sull'AIDS. Tenetevi pronti, e grazie!


Fonte: http://community.livejournal.com/newyorkers/3746051.html

venerdì 12 settembre 2008

A Normal Heart


Larry Kramer. foto di David Shankbone
Nel 1985 Larry Kramer, talentuoso commediografo e membro fondatore di ACT UP una delle prima associazioni gay che si sono occupate attivamente della prevenzione all'AIDS, scrisse A Normal Hear, una delle primissime commedia a trattare apertamente di AIDS e di come questo virus abbia radicalmente cambiato la vita di milioni di gay e lesbiche.

Malgrado A Normal Heart si stato rappresentato più volte in tutto il mondo in Italia non è mai stato messo in scena da nessuna compagnia teatrale.

Vi proponiamo qui di seguito una delle scene più toccanti della commedia: un magnifico monologo in cui Bruce, uno dei protagonisti, annuncia a Ned, suo caro amico e come lui militante di ACT UP, la recente morte del proprio compagno.

La commedia è ambientata nei primi anni 80, anni in cui di AIDS si poteva morire nel giro in pochi mesi, anni in cui non cerano tutti i medicinali e le cure che i siero-positivi di oggi hanno a disposizione. Oggi, per fortuna, le cure mediche assicurano una speranza e qualità di vita maggiore.

Da “A Norml Heart” di Larry Kramer.

BRUCE
Albert è morto [...] E' morto da una settimana [...] Nessuno sapeva che gli mancasse così poco. Non lo ha detto a nessuno. Sai perché? Per me. Perché sapeva che ero così spaventato. E' colpa mia. Fanno tre persone con cui sono stato e che sono morte. Sono andato dal dottore, l'ho scongiurato: fammi il test adesso, per favore dimmi se sono io che gli l'ho attaccato. Ha detto che non poteva, non c'è modo di saperlo perché non sanno ancora cosa cercare. Albert, l'ho amato più di tutti, e se ne è andato così in fretta. Sua madre voleva che tornasse da lei a Phoenix, prima di morire, me lo ho chiesto la settimana scorsa quando ormai era chiaro, il dottore mi ha dato il permesso, lo abbiamo imbarcato su un aereo con l'ambulanza. Il pilota si è rifiutato di decollare, io ho puntato i piedi, saresti stato fiero di me, fin che non è arrivato un altro pilota. Poi, dopo il decollo, Albert ha perso la testa, non mi riconosceva più, non sapeva più dov'era o dove stessimo andando, e poi, li sull'aereo è diventato.... incontinente. Si è fatto tutto nei pantaloni e sulla poltrona, tutto, pipì, merda, di tutto. Ho afferrato la nostra valigia, ho cercato di pulire con la prima cosa che ho trovato, con i nostri vestiti... la gente ci guardava, disgustata. Gli ho stretto la mano, gli ho detto, "Albert, ti prego, basta, cerca di trattenerti. Ti prego, fallo per noi. per Bruce e Albert." Siamo arrivati a Phoenix, c'era una camioncino della polizia ad aspettarci e tutti i poliziotti avevano delle tute di protezione, tutti coperti di gomma, sembravano degli astronauti del cazzo. Quando siamo arrivati all'ospedale dove sua madre aveva fatto preparare una stanza, Albert era morto.

(NED si avvicina)

Aspetta. Ora viene il bello! I dottori dell'ospedale si sono rifiutati di visitarlo, non hanno voluto rilasciare il certificato di morte, e senza il certificato i becchini non possono portarlo via, e anche la polizia si è rifiutato di toccarlo. Alla fine un inserviente lo ha preso, lo ha messo in un grosso sacco della spazzatura e chi ha segno di seguirlo. Lo ha portato sul retro, dove sta la spazzatura. Mi ha detto "Hey, amico. Ti ho fatto un favore, no? Te l'ho portato fuori, ora sgancia 50 dollari". L'ho pagato e poi io e sua madre lo abbiamo caricato in macchina, siamo andati da un agenzia di pompe funebri "abusiva"... lo ha cremato per 1.000 dollari, senza farci domande, senza chiederci niente..
(NED abbraccia BRUCE)
Ti spiace se passo la notte sul tuo divano? Solo una notte, non me la sento di andare a casa stanotte.

Traduzione a cura di Alessandro Martini.
Il testo da intendersi a scopo di critica e studio, a norma dell’articolo 70 legge 22 aprile 1941 numero 633 e successive modifiche. Tutti i diritti appartengono ai relativi proprietari.