mercoledì 3 settembre 2008

VECCHIE REGINE E REGINETTE

Su Elizabeth Angela Marguerite Bowes-Lyon, meglio nota come la Regina Madre d'Inghilterra, se ne son dette e se ne son sentite parecchie, lo so. Molte le leggende, molti gli aneddoti, e ovviamente moltissimo gossip, il che non guasta mai.

Si sa che nacque quando sul vasto Impero Britannico regnava ancora la regina Vittoria, in tutta la Sua corpulenta Maestà. Ed è risaputo di come, invaghitasi non ricambiata dell'allora erede al trono Edoardo, dovette accontentarsi di impalmarne il timido, malaticcio e meno fascinoso fratello minore Alberto (futuro Giorgio VI). Il bell'Edoardo di cui sopra, però, a soli sei mesi dall'ascesa al trono, abdicò in favore del fratello pur di non rinunciare alla sua amata Wallis Simpson.

Certo, già questo piccolo intreccio al sapor di Beautiful basterebbe a rendere Elizabeth diversa da altre regine della storia, ma, naturalmente, se fosse tutto qui, la nostra eroina non sarebbe diventata quella popolarissima e insolita icona gay che è stata ed è tuttora per i nostri fratelli d'oltremanica.

Non bisogna dimenticare, anzitutto, che durante la seconda Guerra Mondiale, in un'Europa drammaticamente impotente di fronte a un Male che pareva invincibile, lei diede uno straordinario esempio di coraggio: in compagnia del marito - che in quegli anni mostrò finalmente (ma, ahimè solo temporaneamente) - i regali attributi, la signora visitò a più riprese i quartieri di Londra distrutti dai bombardamenti, infondendo, con le sue parole, speranza nei sudditi. Hitler stesso, narra la leggenda, la definì “la donna più temibile d'Europa”. E scusate se è poco.

Certo, chi è nato nella seconda metà del secolo scorso l'ha conosciuta in altre vesti: allegra bevitrice, cinofila come ogni buona vecchietta inglese deve essere, patrocinatrice di migliaia di associazioni benefiche sparse per il Regno, simpatizzante per Diana (dicono che il matrimonio di C&C non avrebbe potuto aver luogo con Elizabeth vivente), spendacciona, sempre sorridente, e quasi vezzosa sotto i bizzarri cappellini indossati ad ogni pubblica apparizione. L'ingresso della Queen Mom nel Gotha delle icone gay è dovuto, oltre che al suo fascino rétro, al sense of humour con cui ha saputo farsi beffe dei perbenismi e dei pregiudizi della upper class britannica.

Ad un ministro conservatore che le suggeriva, per ragioni di decoro, di licenziare il personale omosessuale di palazzo, lei ribatteva pronta: “Ci toccherebbe servirci da soli!”.

Pare che un giorno, poiché i camerieri tardavano a servirle il gin tonic, Sua Maestà li abbia apostrofati bonariamente: “When one of you young queens has finished, can you bring this old queen a drink?” (“Quando una di voi reginette avrà finito, potrebbe portare qualcosa da bere a questa vecchia regina?”).

Che la pragmatica ironia della “donna più temibile d'Europa”, amante dei cagnolini e degli alcolici, abbia infondo reso per un po' l'austero Buckingham Palace gay friendly quasi quanto una discoteca di Mykonos? A noi piace pensarlo...

lunedì 1 settembre 2008

La Bis-Lesbica (non) domata

D’estate i cervelli vanno in vacanza, ci salutano e ci dicono: “Guarda, aver tentato di sopportarti per nove mesi è stato un parto senza frutti, ora vado via per un po’... ma non preoccuparti, torno a reggerti e a governarti come l’angelo custode da settembre”.
Questo abbandono ci autorizza a fare, commettere, dire, pensare e immaginare le più colossali boiate in qualsiasi campo dell’esistenza, inaugurando un periodo di idiozia a trecentosessanta gradi che ci accompagna fino al rientro dalle vacanze (anche se qualcuno non vedrà mai la fine del tunnel).
Forse proprio per questo motivo, o forse a causa della mancanza di attività che potessero tenere le bocche chiuse e le mani impegnate, gli abitanti dell’isola di Lesbo hanno deciso di trascinare tutta la comunità lesbica mondiale in tribunale, per decidere a chi spetti il monopolio dell’aggettivo che definisce l’identità nazionale degli uni e l’identità sessuale delle altre.
Naturalmente la causa è stata persa, “lesbico” è ancora un aggettivo double-face, adatto sia all’isolano che trita le olive e mangia lo tzatziki, sia alla donna che ama un’altra donna (che sia una fatina da passerella o passi il tempo a riparare da sola il motore della sua harley-davidson).
Se i giudici si fossero espressi in maniera diversa, chissà quali sarebbero state le conseguenze: probabilmente avremmo visto la nascita di nuove parole sostitutive dell’ambiguo “lesbico”, oggetto della contesa. Andando avanti nei gradi di giudizio, un magistrato avrebbe potuto pensare: “se tutti gli uomini eterosessuali amano le donne, forse van definiti lesbici, e quindi un abitante dell’isola di Lesbo è Bis-lesbico, mentre per quanto riguarda le donne, se eterosessuali, saranno semplicemente Mono-lesbiche”.
Un altro avrebbe potuto imporre l’uso di sinonimi o neologismi per indicare le donne omosessuali: in Italia, visto che con patate piselli e finocchi, oltre a fare il pinzimonio, siamo riusciti anche ad indicare parti del corpo e uomini omosessuali, forse avremmo optato per qualcosa tipo “carciofa”(“Mio fratello è finocchio, mia sorella è carciofa, io in famiglia sono l’unica sana”) o “carota” (“temo che Carla sia un po’ carota: ieri mi ha infilato le mani nei pantaloni mentre mi chiedeva la cilindrata della mia macchina”).

Ma per ora il problema non si pone dato che è stato stabilito che l’utilizzo di “lesbico” non può essere ritenuto come soggetto al copyright dei cittadini dell'antica isola.
Io farei notare agli abitanti di Lesbo che in un Mondo in cui esiste una cittadina che risponde al nome di Cockup (e "cock" in inglese indica ciò che ogni uomo possiede tra le due gambe e che generalmente è down, salvo diventare up in determinate occasioni) e i cui abitanti si chiamano Cockuppers (sollevatori di "cock"), bisogna accontentarsi del nome imposto dal luogo dove nasci, perché tanto sicuramente c’è qualcuno che sta peggio di te...

domenica 24 agosto 2008

IL MILK ESPRIME LA PROPRIA VICINANZA E LE PIÚ SENTITE CONDOGLIANZE AI PARENTI, AGLI AMICI E AI CONOSCENTI DELLA FAMIGLIA RISO-CHARILAS (COMPOSTA DA DOMENICO RISO, PIERRICK CHARILAS E DA LORO FIGLIO ETHAN), TRAGICAMENTE DEFUNTI NELLA SCIAGURA AEREA OCCORSA ALL'AEROPORTO DI MADRID BARAJAS.


Nonostante l'esecrabile atteggiamento mantenuto da larga parte della stampa italiana nell'evitare di informare la cittadinanza della scomparsa del nucleo familiare, non possiamo esimerci dal dichiarare la nostra vicinanza nel cordoglio ai parenti e agli amici dei due coniugi scomparsi e del loro figlioletto.

Riteniamo il comportamento dei media (in specie della testata La Repubblica e del suo giornalista Francesco Merlo) assolutamente vergognoso e ignobile.

Chiediamo alle famiglie Riso e Charilas e alla famiglia della madre biologica del bimbo di accettare le nostre più sentite condoglianze. Ci associamo a pieno titolo e ci permettiamo di sottoscrivere la lettera qui sotto riportata; nel contempo, in segno di lutto, il nostro blog non pubblicherà nuovi post sino ad esequie avvenute.

MILK MILANO


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Il dolore per la scomparsa di un giovane uomo in modo cosi assurdo richiede sempre il massimo rispetto e la capacità di fare un passo indietro, di coltivare il silenzio come atteggiamento adeguato e rispettoso. Ci abbiamo provato per due giorni e abbiamo mantenuto, nonostante la drammaticità dell’accaduto, l’adeguata distanza di chi non è in prima persona coinvolto. Ma i servizi tv e la rassegna stampa di ieri e di oggi ci hanno ancora una volta indignato.La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola, e ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome, quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto. E’ possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall’ipocrisia, dall’omissione, dal perbenismo? E’ dovere, per chi dovrebbe informare correttamente, dare conto di una storia che purtroppo è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione ampia sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese.Un tempo, evidentemente non ancora troppo lontano, quando ci si riferiva all’omosessualità si parlava “dell’amore che non osa dire il suo nome”. E oggi? Siamo ancora lì?Quando la vita delle persone omosessuali non sarà più cancellata o trattata sui mass media solo nei casi di cronaca nera o nei pezzi di colore?Vogliamo salutare a nostro modo Domenico, cui ci sentiamo legate e legati da un sentimento di fraternità e di sorellanza: la sua pur breve vita è la testimonianza di una ferrea volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua personale battaglia per la felicità, che in questo paese c’è ottusamente negata. Per lui e per tante e tanti, figlie e figli, amici ed amiche, continueremo a lavorare affinché anche nel vuoto della scomparsa, non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale.

Andrea Benedino (Gay Pd), Paola Concia (Deputata Pd), Rita De Santis (Presidente Agedo), Riccardo Gottardi (Segretario Arcigay), Cristina Gramolini (Segretaria Arcilesbica), Franco Grillini (Presidente Gaynet), Giuseppina La Delfa (Presidente Famiglie Arcobaleno), Aurelio Mancuso (Presidente Arcigay), Paolo Patané (Arcigay Sicilia), Francesca Polo (Presidente Arcilesbica), Sergio Rovasio (Presidente Certi Diritti Radicali), Agata Ruscica (Arcigay Sicilia). Il Circolo di cultura omosessuale "Harvey Milk" (Milano) sottoscrive.

venerdì 22 agosto 2008

Come ti vendo il formaggio


In questi torridi giorni d’estate uno snack leggero non dispiace mai, ma per far venire ancora di più l’acquolina in bocca e spingere le casalinghe più indecise a divenire fide clienti, la Kraft ha aperto un sito dove sponsorizzare il proprio "Philadelphia Light" con tanto di avvenente ragazzo immagine, chiamato - non a caso - Phil, ben disposto a lanciarsi in una chiacchierata virtuale con i navigatori e papabili clienti di passaggio (www.primavoltaconphil.it: un indirizzo web, un programma...).

Appena la pagina è caricata, infatti, il bonazzo è pronto a ricordarmi che “proprio tu potresti essere la donna che sto cercando”. Attratto da una tanto seduttiva promozione, mi lascio convincere e accedo: Phil è lì ad aspettarmi davanti ad un balcone bianco come la sua camicia, affacciato su un mare cristallino. Una volta inserito il mio nome di fantasia, formaggino82, scelgo come avatar un paio di infradito, che fa tanto gay, e inizio la chattata. Purtroppo il nick non riesce a chiarire le idee a questo ragazzone tanto carino ma più stupido di Doretta, segretaria perfetta di Messenger: Phil continua, a prescindere, a credermi una donna. Nonostante cerchi velatamente di fargli capire che sono gay, non c'è niente da fare, lui mi risponde che sta cercando la donna ideale e mi invita a conoscerlo meglio.

Per onestà, prima di iniziare a fare amicizia decido di dichiarare palesemente il mio genere maschile... al che lui mi chiede se mi piace lo stesso. Fantastico, un bisex! Alla mia risposta affermativa, oltretutto, il manzo risponde che "io non mi preoccuperei più di tanto di questo", e quindi penso: forse è disposto ad una relazione seria anche con un uomo... è fatta! Per di più, continuando a corteggiarmi, il cefalone mi dice anche che sono "una poetessa"...: che cavaliere! Subito dopo, però, il fellone prova il tradimento e mi invita a presentargli la mia ragazza, confermandomi il fatto che gli uomini sono tutti uguali, anche se mangiano voluttuosamente Philadelphia Light leccandosi le dita sporche di formaggio appena passate sui capezzoli.

Comunque sia, se il tipo mi vuole chiamare al femminile, faccia pure, mi pensi anche donna, a me va bene. Abituato ai peggio locali gay di Caracas, passo all’attacco cliccando sull’opzione “Conquista Phil”. Si apre così una finestra di questionario in cui lo sporcaccione mi chiede subito subito dov’è il posto più strano dove ho mangiato Philadelphia: "in camera da letto" rispondo io. Nicchiando, lo strafigo si dimostra interessato e, sfoggiando una logica degna di un uccellino di un orologio a cucù, domanda come io preferisca passare le vacanze: tra le diverse opzioni scelgo, ovviamente, “Commentare con le altre ragazze l’aspetto di ogni ragazzo che passa per la spiaggia”. Phil sembra soddisfatto ed inizia a sbottonarsi la camicia (!), passando a chiedermi cosa sia solito fare per intrattenere un ospite inaspettato. Chiaramente, da buona casalinga disperata, non posso che preparare tanti piatti fatti con il formaggio della sua ditta! Notevolmente colpito, Phil continua a denudarsi, mostrando il suo fisico scultoreo.

Ormai cotto, Phil si mette virilmente a petto nudo quando viene a conoscenza del mio desiderio di “iscrivermi a Miss Gambe Molto Abbronzate”. Col procedere delle domande, Phil si slaccia i pantaloni iniziando a mostrarmi il bordo delle mutande, bianchissime. Deciso ad andare fino in fondo, rispondo alla sua domanda in merito al mio "giorno di vacanza tipo": mi sveglio, e mi dedico devotamente alla manomissione dei tubi dei miei lavandini onde attendere smaniosamente l'arrivo di un avvenente idraulico. Phil, in preda al furore ormonale, si toglie i pantaloni e rimane in mutande. "Cosa faresti per conoscere meglio il tuo nuovo vicino?", chiede il vizioso ometto: "Mi piacerebbe bloccarlo in ascensore" rispondo io. Lui si passa la mano negli slip, ma, ovviamente, non se li toglie. Il questionario è ormai finito, e mi è chiaro che quel che Phil vuole da me non è tanto una donna, ma un oggetto da usare, e che il furbetto non è aperto ad una relazione impegnativa. Che fare? Affogherò il dispiacere di quest’attrazione non corrisposta in un grissino ricoperto di burroso Philadelphia light. Tié.

mercoledì 20 agosto 2008

Io leggo: Gea e Sigfrido detto "l'orca"

Gea è il personaggio protagonista dell'omonimo fumetto edito da Sergio Bonelli e creato da Luca Enoch, uno dei pochi autori italiani in grado di idearne, sceneggiarne e disegnarne uno interamente da solo. Il fumetto è composto da 18 episodi, usciti con cadenza semestrale tra il 1999 e il 2007.
Gea è un’adolescente apparentemente normale: frequenta un liceo pubblico, segue un corso di Kendo e suona il basso in una band. Quando capita, estrae dal basso una spada e cerca di contrastare creature che tentano intrusioni nel mondo degli umani: la ragazza è infatti un “baluardo”, cioè fa parte di una elite combattente che esiste da sempre e cerca di preservare l’equilibrio della Terra, da sempre minacciato da creature di altre dimensioni (in particolare dalla genia detta dei “demoni”).
Il punto forte di questo fumetto è che, attraverso un viaggio nelle mitologie e nei simboli dell’antichità, propone tematiche estremamente attuali: i migranti, l’integrazione, la diversità e infine – soprattutto – la guerra. Questi “intrusi” nella nostra dimensione, infatti, sono quasi sempre figure tragiche, costrette a fuggire da un mondo in declino e male accolte sul nostro piano d’esistenza. Oppure, come capirà Gea, hanno ragioni storiche e profondamente identitarie per tentarne la conquista della Terra.
Enoch tratta quindi della diversità e delle varie reazioni dell’uomo di fronte a questa. Come Gea e il lettore dovranno imparare anche “il nemico” ha le proprie ragioni d’agire e d’essere.
Enoch tuttavia non si limita ad analizzare la diversità dei migranti ma parla anche di differenze religiose (il capo della polizia è musulmano), di abilità (Leonardo, l’amico “con privilegi” di Gea è su una sedia a rotelle) e di orientamento sessuale. E qui arriviamo al punto che ci interessa.
Da subito, infatti, facciamo la conoscenza di uno dei personaggi gay più simpatici e positivi che io abbia mai incontrato non solo nella letteratura ma anche nella vita reale: Sigfrido. Capelli rossi, giocatore di hockey, studente di medicina e dichiaratamente “orso”, è amico di Gea nonché trainer di Leonardo. Sigfrido ha un ruolo secondario nell’economia del racconto e spesso è protagonista di scene che hanno la funzione di sdrammatizzare la trama dell’albo.
Caratteristica di Enoch è sempre stata quella di creare personaggi che, nella loro psicologia e nelle loro azioni, sono ben poco “letterari”: il successo di Gea sta molto probabilmente nell’equilibrio tra storia fantastica e personaggi estremamente reali, nei quali molti possono identificarsi.
Sigfrido non fa eccezione: è uno dei personaggi omosessuali più veri, meglio caratterizzati e meno stereotipati del fumetto italiano e della stampa d'intrattenimento in generale (sia che abbiano l’immagine defilippiana del gay nostrano o quella di certi personaggi di Will e Grace).
Così Gea, che va più che altro letto per la sua freschezza e per la profondità delle tematiche generali offerte, ci dà il piacere di incontrare un personaggio gay per niente stereotipato e fuori dagli schemi. Soprattutto fuori dagli schemi gay.
Se voleste approfondire, potere recuperare il numero di Pride del Marzo 2007, dove compare un'intervista dove Enoch parla proprio di Sigfrido.

Tutte le immagini di questo post sono tratte dai fumetti editi da Sergio Bonelli editore.

lunedì 18 agosto 2008

Anche Foscolo cambia idea

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia…
(A Zacinto – Ugo Foscolo)

Quando si dice che la letteratura insegna a vivere, ci si sbaglia. Ma forse, se quel vivere diventasse ridere, allora una parte di verità ci potrebbe anche essere. Non penso che Foscolo fosse un uomo facile al pentimento: il carattere forte dei suoi scritti e il piglio deciso che traspare dai ritratti mi fanno pensare più al contrario. Ma forse la realtà odierna gli avrebbe fatto cambiare idea... Questa realtà, quanto meno:

Grecia, una gara di sesso orale: nove prostitute arrestate. Le donne erano in vacanza sull'isola di Zacinto Sono state pagate per partecipare alla competizione ATENE - L'isola che diede i natali al celebre poeta Ugo Foscolo è ancora fonte di ispirazione. Si tratta sempre di amorosi sensi, ma non in corrispondenza. Non c'è nulla di trascendentale, infatti, in quello che è accaduto lo scorso fine settimana nella tranquilla isola greca. Nove prostitute inglesi sono state arrestate per comportamenti osceni dopo aver preso parte ad una competizione di sesso orale. (da Repubblica.it)

Foscolo, italiano di padre, scelse la Grecia come patria d’elezione: era il suo mondo, quello dei classici e delle muse. Ognuno di noi ha un luogo che sente proprio, nel quale crede e si rispecchia: per il poeta la terra materna era l’isola di Zacinto. Gli piacevano le limpide nubi e le fronde, insomma... Ma quella era una terra negata, quella a cui mai avrebbe fatto ritorno, la patria di un esule. Rammaricato dell’impossibile ricongiungimento, Foscolo le dedicò un sonetto. Era il 1803.

Le cose cambiano. Oggi per tutta Zacinto risuona un grido: “tremate, tremate: le baccanti son tornate!”. Non è Omero il responsabile, nossignori. Erano in nove, turiste e curiose, dedite al mestiere più antico del mondo. Sfidate a dimostrare la loro deontologia professionale, non si sono tirate indietro: una gara di sesso orale, senza esclusione di colpi.

Peccato solo per il retrogusto... Ma cosa avete capito?! Parlavo dell’arresto per atti osceni! A questo punto sorge il dubbio: ora che da patria d’elezione passa alla cronaca per altro, Foscolo la rimpiangerebbe ancora, la sua Zante? Siamo certi che solo gli stupidi non cambino idea, ma la mamma è pur sempre la mamma… chissà.

Parole: Ugo Foscolo – Sonetti

Note: Bocca di rosa, De Andrè